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martedì 18 ottobre 2016

MATERNE COLLINE DI VERRUA SAVOIA

Colline di Verrua Savoia
pastelli a olio su carta
cm 11 x 27
2006

Fin da bambina ho amato le colline di Verrua Savoia,
morbide e sinuose.
Materne. 
Lì mi rifugio col pensiero
quando sento che la vita mi sta stretta.
Percorro su carta
 i suoi prati, i campi, i boschi.
E subito incontro la pace.


mercoledì 1 giugno 2016

LA FORTEZZA DI VERRUA SAVOIA E L'ESERCITO DI PAPAVERI ROSSI


La fortezza di Verrua Savoia vista da Frazione Galli di Crescentino


Niente paura!
Più nessun assedio per te, mia amata fortezza!
Quello che scorgi da lassù
 è solo un esercito di pacifici papaveri rossi.

giovedì 3 marzo 2016

I MESSAGGI DEL GRANDE FIUME

Il Po in una sera di marzo tra Verrua Savoia e Crescentino

Stasera il Grande Fiume
spazzato dal vento
mi ha ricordato che 
i contrasti fanno parte della vita
e che, là in fondo, oltre le colline,
c'era il sereno.
In quell'angolo dovevo guardare
e non all'isola scura di sabbia e di ghiaia,
inquietante,
invadente.
In quel punto a sinistra,
intriso d' arancio e di rosa, 
potevo trovare la forza 
e la voglia di affrontare il futuro.
"Il futuro- dice il fiume-
non è qui, davanti ai tuoi occhi,
dove non vedi che nero.
Il futuro ha colori caldi,
è dolce e cangiante.
Non cercarlo in orizzonti infiniti
ma in ritagli di cielo.
Solo nella massima luce
incontrerai te stesso". 


giovedì 15 ottobre 2015

LA FORTEZZA DI VERRUA SAVOIA DAI CAMPI DI CRESCENTINO


La Fortezza di Verrua Savoia dai campi di Crescentino


Fin da piccola ho amato i grandi cieli dell'autunno
spalmati sopra la meliga appena raccolta.
Ciò che rimane delle fiere piante erette
è un esercito di soldatini in disfatta,
disordinati su un terreno umido di nebbie e di piogge.
Dai campi di Crescentino lungo il Po
 la fortezza di Verrua Savoia,
che di scontri tra Francesi e Piemontesi
ne ha visti e sopportati tanti,
appare offuscata, confusa tra la vegetazione,
quasi inesistente,
 fondale di un teatro d'altri tempi
di cui sfuma la memoria.




lunedì 30 marzo 2015

I TIRÀ....LE TIRÀ... LA DOLCE PASQUA DI CRESCENTINO


i tirà...le tirà... dolcezze di Crescentino (Vercelli)

TIRÀ

Da quando mi ricordo, e di acqua ne è passata sotto il ponte del Po, sulle tavole di  Pasqua a Crescentino non sono mai mancati  i TIRÀ. Qualcuno li chiama  le TIRÀ, e comunque, al di là del genere maschile o femminile, tutti ne vanno ghiotti ed è questo l’incontestabile dato unificante. Sono dolci rustici, simili a minuscole pagnottelle che i bambini intingono volentieri nel latte ed i grandi nel vin santo o nel marsala. 

Un tempo le donne li preparavano nelle proprie cucine per poi  portarli  a cuocere  nei forni comuni,  luoghi d’aggregazione privilegiati per il fitto intreccio di  notizie e pettegolezzi. Ora questi gesti, per secoli riproposti, appartengono alla storia locale ma è bello ed importante rievocarli affinché non si perdano irrimediabilmente nelle ceneri della dimenticanza.    
   
In periodo pasquale Piera Torrè ripete da sempre la ricetta insegnatale  dalla madre Eglantina Ottino scesa negli anni 30,  per amore di suo padre Andrea, dalle colline del Valentino di Verrua Savoia alla Frazione Galli di Crescentino. Ad Eglantina, a sua volta, l’aveva tramandata la suocera che forse l’aveva ereditata dalla mamma. Immaginiamo dunque i nostri “tirà” allineati sul tavolo in legno di una cucina ottocentesca dalla volta a botte, le finestre piccole ed il  grande camino.       
   
 Ingredienti:

1 kg di  FARINA 
3,5 hg  di ZUCCHERO                                                                             
3,5 hg BURRO                                                                                    
6 UOVA (4 INTERE , 2 SOLO IL TUORLO)                                                                                       
LA SCORZA DI 2 LIMONI GRATTUGIATI                                                        
LA SCORZA DI MEZZA ARANCIA  GRATTUGIATA
1 BICCHIERINO DI LIQUORE DOLCE
UN PIZZICO DI NOCE MOSCATA
2 BUSTINE DI LIEVITO VANIGLIATO

Si impastano tutti gli ingredienti come per fare la pasta frolla. Si ricavano poi dei filoni  della larghezza di circa 4 cm e li si suddivide in piccoli pani. Li si pizzica leggermente  sui due lati come per formare una grande caramella e li si spolvera di zucchero. Li si mette in forno a 180 ° per mezz’ora circa. E voilà.







Benché la  ricetta originale preveda solo la scorza grattugiata di mezza arancia, Piera  ogni volta trasgredisce  per accontentare il marito Domenico Bottino, personaggio mitico di Crescentino: non solo è lui che ha decorato per una vita  quasi tutte le case del paese, ma ha cantato meravigliosamente in chiese  e  teatri ed anche  recitato la parte di se stesso nel bel film  di Giovanni Mangiano: “Il mare non bagna le nuvole” ambientato nelle nostre terre d’acqua e  sulle colline oltre il grande fiume. E passi dunque la trasgressione della  scorza di un’ arancia intera  per la gioia del nostro artista che non rinuncia mai ai suoi tirà, specie quando parte per andare a pesca. Riposti in una scatola di latta si conservano infatti per alcuni mesi. Sono buoni, energetici e friabili. E con loro, non solo per Domenico, la festa continua oltre la Pasqua.

Maria Giulia Alemanno


sabato 15 novembre 2014

LE COLLINE DI VERRUA SAVOIA VISTE DA CRESCENTINO


Le colline di  Verrua Savoia  dai campi intorno a Crescentino (Vercelli)


Colori metallici in un mattino di novembre.
Dopo giorni di pioggia 
il sole tenta di aprirsi un varco tra le nubi.
Il territorio di Verrua Savoia mi appare così 
dalla strada sterrata che va verso la Dora,
prima del pericoloso ponte di Sant'Anna.
Sarebbe piaciuto a Fontanesi questo taglio orizzontale 
di campi di granturco, sipario d'alberi,
fondale ondulato di colline.
Piace tanto anche a me,
mentre tento di acchiappare le poche luci
che giocano in cielo.


venerdì 31 ottobre 2014

DUE RAGAZZI E UNA ZUCCA IN COLLINA



Due ragazzi e una zucca in collina
olio su cartone telato
1980 -2014


Quando eravamo bambini non sapevamo dell'esistenza di Halloween, non tormentavamo la gente con nessun dolcetto scherzetto, ce ne stavamo per conto nostro, magari in piccoli gruppi, a inventare giochi con ciò che di più povero ci capitava sotto mano, gusci di noci e stuzzicadenti per fare barchette o foglie del viale che diventavano cotolette impanate di sabbia, tanto per ricordarne qualcuno.

Le zucche le trovavamo negli orti delle cascine e qualche volta  i grandi ci permettevano di usarle per le nostre fantasie. Era così  che le tagliavamo accuratamente alla base,  le svuotavamo dei semi e della polpa (se erano dolci e farinose le donne di case le utilizzavano per farne minestre e torte. Mai sprecare niente, era l'imperativo e la regola), ed infine le trasformavamo in presenze primitive, incidendo sulla loro pelle parvenze di occhi , nasi e denti diradati. Non c'era un giorno stabilito per farlo, non ricordo una sola notte del 31 ottobre dedicata al nostro rito, capitava spesso in autunno, questo si, ma senza alcun travestimento, nasi finti di gomma, cappelli a punta, maschere  da scheletro, trucchi da vampiro, scope da strega. Niente di tutto questo. 

Eravamo piuttosto civili. 
Eravamo noi stessi.

Non chiamavamo le nostre creature fantasmi ma anime, il che conferiva loro un'aura di tenerezza, comunanza, appartenenza. Anime di chi? Dei nostri antenati, di gente sepolta nei cimiteri vicini, magari dei soldati dell'esercito sabaudo che avevano combattuto i francesi alla rocca di Verrua Savoia. 

Era quella la zona preferita per nostre evocazioni. Appoggiavamo le nostre creature su un muretto e verso sera accendevamo un lume nel loro ventre, affinché nel buio che presto sarebbe calato sulle nostre colline potessero tramutarsi in lanterne magiche della notte. 

Pian piano altri ragazzi, neppure conosciuti, ripetevano lo stesso rituale dai bricchi circostanti e, senza l'ausilio delle  diavolerie di oggi, con estrema naturalezza e semplicità, i nostri pensieri ed i nostri piccoli fuochi s'intrecciavano dando vita ad uno spettacolo corale di delicata poesia.

Questo mio minuscolo dipinto ad olio di tanti anni fa, ora leggermente ripreso, voleva essere il racconto-ricordo di uno di quei momenti di casalinga magia. 

I due ragazzi, forse fratelli, sono immobili, silenziosi. 
Erano tempi di diversi scherzetti e di diversa dolcezza.


giovedì 16 ottobre 2014

QUANDO IL PO SCORRE LENTO


Il Po dalla riva di Verrua Savoia


Quando il Po scorre lento,
accarezzando le sue rive
di collina e di pianura,
anche la nostra vita diventa
 ninna nanna canticchiata ai lati di una culla.
In pennellate leggere scende la sera
  su Verrua e Crescentino.
Sarà rosa anche il mattino?


venerdì 4 luglio 2014

TRAMONTO DOLCE SUL PO



Tramonto sul Po 
dal ponte che collega Crescentino a Verrua Savoia

Quando le nuvole sono poche e lontane,
il rosa del cielo si amalgama 
con l'argento dell'acqua.
Il fiume sembra quasi immobile.
Dal ponte si respira la pace.


mercoledì 28 maggio 2014

GUARDANDO MONPIOLA




 Maria Giulia Alemanno: Guardando Monpiola
 (Verrua Savoia)
pastelli a olio su carta
cm 11,5 x 16,5
2010
della serie Piccoli viaggi di carta

Qui a Monpiola riposa il mito della mia giovinezza
Verde intenso dell’estate, cielo terso.
Colline ondulate e dolci 
dietro al castello di Verrua Savoia.


Guardando Monpiola (Verrua Savoia)
pastelli a olio e testo su carta
cm. 11,5 x 16,5 / cm. 40 x 40
2010