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domenica 1 novembre 2015

FRUTTA, VINO E PASTE DI MELIGA PER LA FESTA DEI MORTI NELLA CASA DEGLI SPIRITI

La nonna Maria e il nonno Franco come un tempo in cucina

Halloween i nostri vecchi non sapevano cos'era,
e noi evitiamo di entrare nel merito.
Ci piace invece pensare che per una sera
tornino nella casa in cui hanno vissuto
e si siedano al nostro tavolo,
ripetendo i gesti e i discorsi di un tempo.
Nessun piatto da nouvelle cuisine, per carità,
che di certo disdegnerebbero,
ma pere al vino, e castagne e paste di meliga
e una bottiglia di grignolino frizzante, 
proprio come allora.
Le foto della nonna Maria e del nonno Franco
che tanto si sono amati tra queste mura,
stasera rimarranno sul tavolo
per una cenetta ideale al lume di candela.
Verranno anche le altre anime,
Gioanot, il patriarca, e sua moglie Marietta
che tante tovaglie ha cambiato,
e l'esercito degli zii molto dabbene,
e anche la tota Cavaià
che dopo il rosario raccontava barzellette.
Si fermeranno tutta la notte nel loro regno
 a riprendere storie 
di stalla e di guerra.
"Oh, i mandarini!- dirà il nonno-
questa sì è una rarità!"
e la nonna lo guarderà adorante
mentre ne sbuccia uno soltanto per lei.
Un romanzo? No.
Ogni casa,
almeno per la festa dei morti,
può essere la casa degli spiriti.


Per loro una cena al lume di candela

martedì 23 dicembre 2014

SANTA CLAUS E LA PORTA DIPINTA




Santa Claus sulla porta dipinta da Maria Giulia Alemanno


Nella notte Babbo Natale, 
sfidando bufere di neve e piogge di ghiaccio,
entrò come al solito nella casa del boscaiolo, 
zitto, zitto, 
per donare senza essere visto.
Ma quella volta, forse perché stanco, 
forse perché anche lui invecchiato,
confuse l'esterno con l'interno, 
e tentando di calarsi da una finestra dipinta,
rimase impigliato nel pomello di una porta a due ante.
"Ohi, ohi! - prese a lamentarsi sottovoce -
 e adesso chi mi  tirerà giù di qui?
Le renne non mi sentono e, anche se mi sentissero, 
l'unica cosa che sanno fare è trainare la slitta.
Ohi, ohi!- pigolò per non far rumore -
e ora i doni nelle case intorno chi li porta?
Tanta fatica per niente, ed eccomi qui appeso come un salame!"
  Nel tentativo di scendere iniziò a dondolarsi ed anche la sua barba bianca prese a scintillare, ondeggiando.
"Se non fosse  una tragedia, sarebbe quasi un bello spettacolo"-
pensò tra sé e sé e, per stemperare la tensione, 
si mise a ridere con encomiabile saggezza.
"Meglio appeso ad un pomello al caldo 
che ad un ramo nel gelo della foresta!
Se penso a quella volta, sù nel grande nord, 
nella riserva degli indiani Montagnais,
quando rimasi per ore sulla punta di un pino 
dopo che le renne, trasgredendo ai miei ordini, 
avevano fatto un'inversione azzardata in volo, 
per dirigersi a Quebec anziché verso Chicoutimi!
Ohi, ohi! devo assolutamente farcela!"
E la forza di volontà abbinata alla calma
 fu ancora una volta premiata.
Con un colpo di reni da vero giovanotto
riuscì a balzare a terra 
ma  la propria  zucca andò a sbattere
contro un'altra zucca, immateriale, 
lasciata ai piedi della porta dipinta.



Santa  Claus e la zucca immateriale


"Ecco, ho anche sbagliato data! -
si disse cercando di rimettere a posto  il berretto e le idee.
Sta a vedere che è la festa di Halloween, 
 robaccia con cui  non c'entro e non voglio entrarci per niente!" 
  e qui ebbe, per la prima volta in tutta quella storia,
 un moto di stizza 
che si guardò bene di occultare 
perché quell' americanata, 
con tutti i suoi fantasmi e scherzetti 
comprati a chili nei grandi magazzini, 
 proprio non la poteva digerire.
Fu il silenzio ovattato a ricordargli 
che quello era il suo giorno,
un giorno di pace e di armonia, 
possibilmente anche di bellezza.
Si rimise in piedi, 
assaggiò due chicchi asprigni e succosi
 del melograno lasciato sul davanzale 
dalla donna del boscaiolo,
sicuro che gli avrebbero portato fortuna.
Si calò dalla finestra giusta questa volta, 
affondò nella neve più
soffice di una nuvola di piume, 
e subito si rimise al lavoro.
Non era un perditempo 
come i morti viventi di Halloween, lui!
Ben lo sapevano le sue  renne, 
 già esauste a metà dell'opera,
ma da secoli, 
a parte qualche intemperanza, 
 amiche, collaborative, fedeli. 



venerdì 31 ottobre 2014

DUE RAGAZZI E UNA ZUCCA IN COLLINA



Due ragazzi e una zucca in collina
olio su cartone telato
1980 -2014


Quando eravamo bambini non sapevamo dell'esistenza di Halloween, non tormentavamo la gente con nessun dolcetto scherzetto, ce ne stavamo per conto nostro, magari in piccoli gruppi, a inventare giochi con ciò che di più povero ci capitava sotto mano, gusci di noci e stuzzicadenti per fare barchette o foglie del viale che diventavano cotolette impanate di sabbia, tanto per ricordarne qualcuno.

Le zucche le trovavamo negli orti delle cascine e qualche volta  i grandi ci permettevano di usarle per le nostre fantasie. Era così  che le tagliavamo accuratamente alla base,  le svuotavamo dei semi e della polpa (se erano dolci e farinose le donne di case le utilizzavano per farne minestre e torte. Mai sprecare niente, era l'imperativo e la regola), ed infine le trasformavamo in presenze primitive, incidendo sulla loro pelle parvenze di occhi , nasi e denti diradati. Non c'era un giorno stabilito per farlo, non ricordo una sola notte del 31 ottobre dedicata al nostro rito, capitava spesso in autunno, questo si, ma senza alcun travestimento, nasi finti di gomma, cappelli a punta, maschere  da scheletro, trucchi da vampiro, scope da strega. Niente di tutto questo. 

Eravamo piuttosto civili. 
Eravamo noi stessi.

Non chiamavamo le nostre creature fantasmi ma anime, il che conferiva loro un'aura di tenerezza, comunanza, appartenenza. Anime di chi? Dei nostri antenati, di gente sepolta nei cimiteri vicini, magari dei soldati dell'esercito sabaudo che avevano combattuto i francesi alla rocca di Verrua Savoia. 

Era quella la zona preferita per nostre evocazioni. Appoggiavamo le nostre creature su un muretto e verso sera accendevamo un lume nel loro ventre, affinché nel buio che presto sarebbe calato sulle nostre colline potessero tramutarsi in lanterne magiche della notte. 

Pian piano altri ragazzi, neppure conosciuti, ripetevano lo stesso rituale dai bricchi circostanti e, senza l'ausilio delle  diavolerie di oggi, con estrema naturalezza e semplicità, i nostri pensieri ed i nostri piccoli fuochi s'intrecciavano dando vita ad uno spettacolo corale di delicata poesia.

Questo mio minuscolo dipinto ad olio di tanti anni fa, ora leggermente ripreso, voleva essere il racconto-ricordo di uno di quei momenti di casalinga magia. 

I due ragazzi, forse fratelli, sono immobili, silenziosi. 
Erano tempi di diversi scherzetti e di diversa dolcezza.