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martedì 23 dicembre 2014

SANTA CLAUS E LA PORTA DIPINTA




Santa Claus sulla porta dipinta da Maria Giulia Alemanno


Nella notte Babbo Natale, 
sfidando bufere di neve e piogge di ghiaccio,
entrò come al solito nella casa del boscaiolo, 
zitto, zitto, 
per donare senza essere visto.
Ma quella volta, forse perché stanco, 
forse perché anche lui invecchiato,
confuse l'esterno con l'interno, 
e tentando di calarsi da una finestra dipinta,
rimase impigliato nel pomello di una porta a due ante.
"Ohi, ohi! - prese a lamentarsi sottovoce -
 e adesso chi mi  tirerà giù di qui?
Le renne non mi sentono e, anche se mi sentissero, 
l'unica cosa che sanno fare è trainare la slitta.
Ohi, ohi!- pigolò per non far rumore -
e ora i doni nelle case intorno chi li porta?
Tanta fatica per niente, ed eccomi qui appeso come un salame!"
  Nel tentativo di scendere iniziò a dondolarsi ed anche la sua barba bianca prese a scintillare, ondeggiando.
"Se non fosse  una tragedia, sarebbe quasi un bello spettacolo"-
pensò tra sé e sé e, per stemperare la tensione, 
si mise a ridere con encomiabile saggezza.
"Meglio appeso ad un pomello al caldo 
che ad un ramo nel gelo della foresta!
Se penso a quella volta, sù nel grande nord, 
nella riserva degli indiani Montagnais,
quando rimasi per ore sulla punta di un pino 
dopo che le renne, trasgredendo ai miei ordini, 
avevano fatto un'inversione azzardata in volo, 
per dirigersi a Quebec anziché verso Chicoutimi!
Ohi, ohi! devo assolutamente farcela!"
E la forza di volontà abbinata alla calma
 fu ancora una volta premiata.
Con un colpo di reni da vero giovanotto
riuscì a balzare a terra 
ma  la propria  zucca andò a sbattere
contro un'altra zucca, immateriale, 
lasciata ai piedi della porta dipinta.



Santa  Claus e la zucca immateriale


"Ecco, ho anche sbagliato data! -
si disse cercando di rimettere a posto  il berretto e le idee.
Sta a vedere che è la festa di Halloween, 
 robaccia con cui  non c'entro e non voglio entrarci per niente!" 
  e qui ebbe, per la prima volta in tutta quella storia,
 un moto di stizza 
che si guardò bene di occultare 
perché quell' americanata, 
con tutti i suoi fantasmi e scherzetti 
comprati a chili nei grandi magazzini, 
 proprio non la poteva digerire.
Fu il silenzio ovattato a ricordargli 
che quello era il suo giorno,
un giorno di pace e di armonia, 
possibilmente anche di bellezza.
Si rimise in piedi, 
assaggiò due chicchi asprigni e succosi
 del melograno lasciato sul davanzale 
dalla donna del boscaiolo,
sicuro che gli avrebbero portato fortuna.
Si calò dalla finestra giusta questa volta, 
affondò nella neve più
soffice di una nuvola di piume, 
e subito si rimise al lavoro.
Non era un perditempo 
come i morti viventi di Halloween, lui!
Ben lo sapevano le sue  renne, 
 già esauste a metà dell'opera,
ma da secoli, 
a parte qualche intemperanza, 
 amiche, collaborative, fedeli. 



venerdì 31 ottobre 2014

DUE RAGAZZI E UNA ZUCCA IN COLLINA



Due ragazzi e una zucca in collina
olio su cartone telato
1980 -2014


Quando eravamo bambini non sapevamo dell'esistenza di Halloween, non tormentavamo la gente con nessun dolcetto scherzetto, ce ne stavamo per conto nostro, magari in piccoli gruppi, a inventare giochi con ciò che di più povero ci capitava sotto mano, gusci di noci e stuzzicadenti per fare barchette o foglie del viale che diventavano cotolette impanate di sabbia, tanto per ricordarne qualcuno.

Le zucche le trovavamo negli orti delle cascine e qualche volta  i grandi ci permettevano di usarle per le nostre fantasie. Era così  che le tagliavamo accuratamente alla base,  le svuotavamo dei semi e della polpa (se erano dolci e farinose le donne di case le utilizzavano per farne minestre e torte. Mai sprecare niente, era l'imperativo e la regola), ed infine le trasformavamo in presenze primitive, incidendo sulla loro pelle parvenze di occhi , nasi e denti diradati. Non c'era un giorno stabilito per farlo, non ricordo una sola notte del 31 ottobre dedicata al nostro rito, capitava spesso in autunno, questo si, ma senza alcun travestimento, nasi finti di gomma, cappelli a punta, maschere  da scheletro, trucchi da vampiro, scope da strega. Niente di tutto questo. 

Eravamo piuttosto civili. 
Eravamo noi stessi.

Non chiamavamo le nostre creature fantasmi ma anime, il che conferiva loro un'aura di tenerezza, comunanza, appartenenza. Anime di chi? Dei nostri antenati, di gente sepolta nei cimiteri vicini, magari dei soldati dell'esercito sabaudo che avevano combattuto i francesi alla rocca di Verrua Savoia. 

Era quella la zona preferita per nostre evocazioni. Appoggiavamo le nostre creature su un muretto e verso sera accendevamo un lume nel loro ventre, affinché nel buio che presto sarebbe calato sulle nostre colline potessero tramutarsi in lanterne magiche della notte. 

Pian piano altri ragazzi, neppure conosciuti, ripetevano lo stesso rituale dai bricchi circostanti e, senza l'ausilio delle  diavolerie di oggi, con estrema naturalezza e semplicità, i nostri pensieri ed i nostri piccoli fuochi s'intrecciavano dando vita ad uno spettacolo corale di delicata poesia.

Questo mio minuscolo dipinto ad olio di tanti anni fa, ora leggermente ripreso, voleva essere il racconto-ricordo di uno di quei momenti di casalinga magia. 

I due ragazzi, forse fratelli, sono immobili, silenziosi. 
Erano tempi di diversi scherzetti e di diversa dolcezza.


lunedì 19 maggio 2014

GLI OCCHI DEL SOLE



Sole arrabbiato visto tra l'erba dei campi di Cigliano (Vercelli).

Il sole è un soldo rosso, 
buono per tutti,
allegro termosifone.
Laico, simpatico, democratico,
zucca gigante,
frittata per dodici,
grande cocomero
 e melagrana d'oro...

intonavano i Cantambanchi in Ballata Energetica,
una canzone che appartiene al passato ma ancora perfetta per il presente ed il  futuro...

Miniatura7:11 

(

doppio clic sull'immagine per entrare in YouTube

)






.... e a proposito della foto d'inizio....

Così si presentava l'altro giorno il Re Sole
 tra fili d'erba scarmigliati dal vento. 
Un tipo che non scherza, con due occhi severi 
ritagliati in nuvolette grigie, 
fessure che ci scrutano, interrogano, giudicano.
"Meglio che non parli! - sembrava borbottare, 
chiedendo  a nuvole più grandi e più cupe di fargli da bavaglio. 
Se dovessi dire tutto quello che penso di voi umani, esploderei!
Voi con le vostre lotte feroci, voi con le vostre ipocrisie, 
voi con la vostra capacità demoniaca di devastare l'ambiente!
Che bella combriccola siete! 
Grazie alla vostra lungimiranza, 
 mi tocca illuminare 
discariche abusive, 
palazzi orripilanti, 
fiumi inquinati, 
mari che muoiono, 
ghiacciai ridotti a ghiaccioli. 
Se ci penso mi vengono i raggi dritti!
Anche Francesco, 
che per primo mi ha chiamato Fratello Sole, 
vi sta guardando furioso. 
Che sia un santo non significa 
che debba essere comprensivo 
quando non c'è nulla, ma proprio nulla, da giustificare. 
Nemmeno lui, a quanto pare, 
è stato in vita un tipo malleabile.
 Se fosse ancora tra voi  
qualche predica infuocata non ve la risparmierebbe! 
 Vi piace tanto  il Sole che ride
  come nei disegni barocchi 
e in quelli ingenui dei bambini?
Bene. 
Ammesso che siate ancora in tempo,
 cambiate rotta al più presto 
 se non volete definitivamente scottarvi".