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domenica 14 novembre 2021

SALIVO QUELLA SCALA


 Salivo quella scala 

lentamente.

Sapevo che mi aspettava la gioia.

Ora la porta è chiusa.

Tra le felci il piccolo riccio

 troverà altri amici 

e nuova compagnia.


domenica 26 marzo 2017

RAGAZZINA DELLA PORTA DIPINTA

Eleonora ragazzina davanti alla porta dipinta


Nostalgia di quei pomeriggi d'estate
quando tu, ragazzina, ti muovevi tra i miei quadri
con la grazia di una piccola fata ispiratrice.
In pennellate larghe l'azzurro dei tuoi occhi
diventava sfondo per storie contadine
dipinte su vecchie porte,
porte di cielo per piccole stanze scure.
Il cielo in una stanza è anche questo,
uno sguardo limpido,
una luce interiore
che è sole di giorno
e luna nella notte.
Grazie per avermi regalato il colore
della tua poesia.

sabato 20 dicembre 2014

CUORE DI NANO


Neve sul nano di Viale IX Martiri a Crescentino (Vercelli)




Da noi la neve non è ancora scesa quest'anno
 e per la cronaca, 
anche se si tratta di cronaca del fantastico,
 è buona regola essere precisi. 
Dunque è durante l'ultima nevicata del 2012 su Crescentino
che il nanetto, seduto da tempo immemorabile 

all'angolo tra via Clerico e viale IX Martiri 

a protezione  della casa incantata dello zio Sandrot,
ha mostrato a tutti la sua tenerezza, ricambiata,
 per bianca neve 
( messaggio quasi francescano),
e per qualche ora se n'è stato lì, 
immobile a guardare i passanti, 
con un candido cuore sulle ginocchia, 
inequivocabile prova d'amore.
Presto il sole ne ha ridotto l'ampiezza,
fino a scioglierlo
ed il nano è tornato ad essere quello che tutti conoscono,
grigio ma fedele custode della casa dello zio.
Racconto minimale sull'impermanenza.
La quale ha comunque una sua bellezza 
ed una sua poesia. 


venerdì 31 ottobre 2014

DUE RAGAZZI E UNA ZUCCA IN COLLINA



Due ragazzi e una zucca in collina
olio su cartone telato
1980 -2014


Quando eravamo bambini non sapevamo dell'esistenza di Halloween, non tormentavamo la gente con nessun dolcetto scherzetto, ce ne stavamo per conto nostro, magari in piccoli gruppi, a inventare giochi con ciò che di più povero ci capitava sotto mano, gusci di noci e stuzzicadenti per fare barchette o foglie del viale che diventavano cotolette impanate di sabbia, tanto per ricordarne qualcuno.

Le zucche le trovavamo negli orti delle cascine e qualche volta  i grandi ci permettevano di usarle per le nostre fantasie. Era così  che le tagliavamo accuratamente alla base,  le svuotavamo dei semi e della polpa (se erano dolci e farinose le donne di case le utilizzavano per farne minestre e torte. Mai sprecare niente, era l'imperativo e la regola), ed infine le trasformavamo in presenze primitive, incidendo sulla loro pelle parvenze di occhi , nasi e denti diradati. Non c'era un giorno stabilito per farlo, non ricordo una sola notte del 31 ottobre dedicata al nostro rito, capitava spesso in autunno, questo si, ma senza alcun travestimento, nasi finti di gomma, cappelli a punta, maschere  da scheletro, trucchi da vampiro, scope da strega. Niente di tutto questo. 

Eravamo piuttosto civili. 
Eravamo noi stessi.

Non chiamavamo le nostre creature fantasmi ma anime, il che conferiva loro un'aura di tenerezza, comunanza, appartenenza. Anime di chi? Dei nostri antenati, di gente sepolta nei cimiteri vicini, magari dei soldati dell'esercito sabaudo che avevano combattuto i francesi alla rocca di Verrua Savoia. 

Era quella la zona preferita per nostre evocazioni. Appoggiavamo le nostre creature su un muretto e verso sera accendevamo un lume nel loro ventre, affinché nel buio che presto sarebbe calato sulle nostre colline potessero tramutarsi in lanterne magiche della notte. 

Pian piano altri ragazzi, neppure conosciuti, ripetevano lo stesso rituale dai bricchi circostanti e, senza l'ausilio delle  diavolerie di oggi, con estrema naturalezza e semplicità, i nostri pensieri ed i nostri piccoli fuochi s'intrecciavano dando vita ad uno spettacolo corale di delicata poesia.

Questo mio minuscolo dipinto ad olio di tanti anni fa, ora leggermente ripreso, voleva essere il racconto-ricordo di uno di quei momenti di casalinga magia. 

I due ragazzi, forse fratelli, sono immobili, silenziosi. 
Erano tempi di diversi scherzetti e di diversa dolcezza.


lunedì 8 settembre 2014

CIRANO SOGNA ROSSANA e GUCCINI CANTA....


Maria Giulia Alemanno: Cirano sognando Rossana
 intervento pittorico minimale su madrepora del mar di Yemaya
trovata a Playa Jibacoa - Cuba

Tutte le notti,
tutte, 
Cirano 
sognava Rossana.
Era ancora più bella nel sogno
la cugina tanto amata,
 e serena su un'isola vicina alla costa, 
accarezzata da acque tranquille.
Laggiù la raggiungeva 
con una piccola barca,
su una spiaggia di madrepore e coralli.
Color del corallo 
erano il suo cuore e le sue labbra
dischiuse sulle parole "t'amo".
Ma al risveglio
il mare della vita era agitato,
 alte e violente le sue onde,
inaccessibile l'isola.
 E il bacio era 
un apostrofo cupo,
cormorano spinto dai venti,
pronto a volare lontano.






... e Guccini canta la sua alta poesia



sabato 24 maggio 2014

APPARIZIONE DEL CAMPANILE DI FONTANETTO PO



Il campanile di Fontanetto Po (Vercelli) dalla strada sterrata che porta al fiume


Andarmene sola in campagna, 
guardare le risaie, 
seguire le curve dei fossi,

questo da qualche tempo faccio, 
sicura d’avere più conforto dal mio girovagare

che non dall’aprire i giornali, 
leggere le notizie, 
nutrirmi di catastrofi.

Ed ogni tanto mi aspettano apparizioni,

come questa del campanile di Fontanetto Po

che metafisico emerge dal nulla.

Stanca di volgarità
cerco poesia.


lunedì 12 maggio 2014

PAESAGGIO ROSA CON VISTA SUL MARE




Paesaggio rosa
tecnica mista su cartoncino di Maria Giulia Alemanno ©
2007

Se cielo, terra e mare 
sono avvolti in pulviscolo rosa
nell'aria volano i semi della poesia.