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venerdì 6 febbraio 2015

ROSA PENSOSA

Rosa pensosa
grafite, penna a sfera e acquerello 
su foglio di recupero
1992


Rosa guardava dalla finestra 
pensosa.
Ognuno cucia per lei 
il proprio racconto.
Non necessariamente rosa.


sabato 20 dicembre 2014

CUORE DI NANO


Neve sul nano di Viale IX Martiri a Crescentino (Vercelli)




Da noi la neve non è ancora scesa quest'anno
 e per la cronaca, 
anche se si tratta di cronaca del fantastico,
 è buona regola essere precisi. 
Dunque è durante l'ultima nevicata del 2012 su Crescentino
che il nanetto, seduto da tempo immemorabile 

all'angolo tra via Clerico e viale IX Martiri 

a protezione  della casa incantata dello zio Sandrot,
ha mostrato a tutti la sua tenerezza, ricambiata,
 per bianca neve 
( messaggio quasi francescano),
e per qualche ora se n'è stato lì, 
immobile a guardare i passanti, 
con un candido cuore sulle ginocchia, 
inequivocabile prova d'amore.
Presto il sole ne ha ridotto l'ampiezza,
fino a scioglierlo
ed il nano è tornato ad essere quello che tutti conoscono,
grigio ma fedele custode della casa dello zio.
Racconto minimale sull'impermanenza.
La quale ha comunque una sua bellezza 
ed una sua poesia. 


venerdì 24 ottobre 2014

RITRATTO DELLA NONNA BAMBINA




Maria Giulia Alemanno: Ritratto della nonna bambina.
grafite e pastelli acquerellabili su carta
cm 160 x 90
Particolare dell'opera realizzata per la mostra "RISVEGLI"
nella chiesa romanica di di San Pietro al Camposanto,
  Crescentino (Vercelli)
nel luglio 2005


La nonna Maria bambina doveva essere molto bella.
Lo dicono le vecchie foto ingiallite 
a cui mi sono ispirata 
per questo suo ritratto quasi immaginario.
Occhi azzurro cielo,
capelli biondi raccolti in coda di cavallo,
pare la guardassero tutti
mentre passeggiava in abito bianco
sotto i viali di Vercelli.
Almeno così mi raccontava lei
con un tocco di vanità,
quando la bambina ero io
e lei era ormai una donna
ancora molto bella,
seppur segnata dalla vita.
Nella mostra a San Pietro
ho voluto cantare la sua giovinezza 
in punta di matita
  con linee che si perdono nel foglio,
 per destinare ampi spazi 
 al racconto sospeso
 di un'esistenza letteraria.



sabato 5 luglio 2014

IL TERZO OCCHIO DADAISTA




Il terzo occhio dadaista
china acquerello e collage su carta
cm 13,5 x 19,5
2002


Con il suo improbabile terzo occhio a forma di mandorla amara,
tanto bislacco da guardare 
non dal centro della fronte
ma dalla sommità del capo,
un terzo occhio  a foggia di vezzoso cappellino dadaista
offerto alla vista di chi sapeva capire, 
-e non erano in molti-
Marilina decise che, da quel giorno,
avrebbe letto e riletto tutti i suoi libri.
Da principio non fu impresa facile.
Il terzo occhio, mai chiamato in causa in tanti anni,
sembrava totalmente indifferente al nuovo compito 
di competenza degli altri due occhi,
sicchè Marilina si trovò a  districarsi,
e senza successo, in un groviglio impossibile di parole,
di congiuntivi sfuggenti, di futuri coniugati al passato.
La confusione nella sua mente regnava sovrana,
ogni regola era saltata, ogni logica cancellata.
Finché una sera, 
mentre ormai disperava di ottenere
il benché minimo risultato,
le parve di percepire una luce 
proveniente dalla regione più profonda del suo essere,
dapprima debole, poi sempre più intensa,
fino a diventare quasi abbacinante.
E non solo riuscì a leggere con chiarezza sconosciuta
ma ebbe la sensazione di entrare in ogni lettera del libro. 
Ogni parola divenne reale, tridimensionale.
Un albero non era più l' albero descritto
ma un albero vero di cui non solo scorgeva
rami e foglie ma la linfa che scorreva nel tronco.
Di un personaggio, anche il più insignificante,
coglieva pensieri non detti, stati d'animo segreti.
Di ogni casa focalizzava il minimo dettaglio,
un cucchiaino d'argento appoggiato ad una tazzina,
non descritto dall'autore, 
un pendolo che aveva smesso di scandire le ore,
un anello nuziale dimenticato nel cassetto del comò.
Tanta nitidezza allungò di molto i tempi di lettura.
I romanzi si dilatarono,
le filastrocche si allungavano a dismisura,
ma la gioia di Marilina era talmente sconfinata
da rendere insignificanti i disagi.
E la volta che un limone succoso uscì 
da un racconto di passione ambientato in Sicilia,
le parve un fatto assolutamente naturale.
"Fa così caldo- si disse-
e una spremuta mi farà bene". 
Il terzo occhio dadaista osservava dall'alto. 
Come un pesce capace di nuotare nell'aria,
 seguiva le correnti della percezione
 che portavano all'oceano infinito.