giovedì 30 giugno 2016

PENSIERO PER ZACHARY SELIG, ORA LASSÙ


Yemaya Achaba
Maestro d'arte e di vita
 partito troppo presto

acrilico su tela 
cm 180 x 115
2007
della serie "Yemayá y sus siete caminos"

Non ci siamo mai incontrati
ma ci conoscevamo da sempre.
Ultimamente lavoravo in studio
 pensando a te,
caro fratello generoso e saggio,
desiderosa di abbracciarti, 
se mai fossi riuscita 
a portare in Messico
 la mia mostra per gli eggun, gli antenati,   
che si va componendo poco a poco.
Sognavo di vedere da vicino i tuoi talismani
dipinti con la tecnica e la magia degli antichi maestri,
 sapevo che mi avresti aiutata 
a conoscere meglio gli orishas e me stessa.
Te ne sei andato all'improvviso l'altra notte. 
Per un attimo
le grandi nuvole del Messico  
devono aver mestamente pianto.
Qui, dall'altra parte del mondo,
sento oggi lo sconforto del viandante 
che ha smarrito la via,
la fatica del procedere
 e una nuova, sconosciuta solitudine.
Accendi tutte le luci lassù,
anima bella, 
illumina il mio cammino
 sorridimi oltre il velo.
Che la terra ti sia lieve, caro Zac,
ed il cielo ti regali tutte le sue stelle.


sabato 4 giugno 2016

NUVOLE SULLE RISAIE DI SANTA MARIA


Risaia verso Santa Maria, frazione di Crescentino (Vercelli)


Quando la mia terra indossa la sua veste più drammatica,
è bello rincorrere luci e ombre 
lungo le strade sterrate. 
Oggi intorno a Santa Maria
  è un trionfo di nuvole cremose
spinte dal vento
in gara con l'acqua del grande fiume 
che scorre accanto alle risaie,
laghi invece appena increspati,
specchi del cielo e
dell'umana inquietudine.


mercoledì 1 giugno 2016

LA FORTEZZA DI VERRUA SAVOIA E L'ESERCITO DI PAPAVERI ROSSI


La fortezza di Verrua Savoia vista da Frazione Galli di Crescentino


Niente paura!
Più nessun assedio per te, mia amata fortezza!
Quello che scorgi da lassù
 è solo un esercito di pacifici papaveri rossi.

giovedì 12 maggio 2016

IL SAMBUCO E LA NUVOLA


Il sambuco e la nuvola

Ci fu un dialogo fitto 
fra il sambuco e la nuvola.
Lui avrebbe voluto volare lontano,
lei sognava di fermarsi.
Desideri opposti
legavano la terra ed il cielo
in quel giorno di mezza primavera.

martedì 26 aprile 2016

APPLE


An apple - The way I was

C'era una volta una mela.
C'ero una volta anch'io.
Dolceacerba
nell'ombra.

mercoledì 20 aprile 2016

OLTRE LE NUVOLE IL SOLE SU SAN GRISANTE

San Grisante, frazione di Crescentino (Vercelli)


Un pomeriggio d'aprile,
 bucando le nubi che avvolgevano la campagna,
 il sole ha voluto baciare il paese dei miei vecchi.
Raggi viola hanno abbracciato le sue case 
e quel campanile, 
esile e aguzzo come un punto esclamativo,
che da anni dialoga con l'infinito.
I miei antenati erano radunati lassù, 
 nella massima luce,
come un tempo si ritrovavano sull'aia per far festa.
Ripassavano vicende di famiglia ingarbugliate,
parlavano dei raccolti e della caccia.
Le donne, come sempre in disparte,
ascoltavano in silenzio le storie dei loro colonnelli.
Solo un velo sottile separava la terra dal cielo.


lunedì 18 aprile 2016

SCAGLIOLA e CANTAMBANCHI con UN LIBRO E LA SUA MUSICA alla storica COOPERATIVA BORGO PO e DECORATORI di Torino


Realtà aumentate nel Museo della pioggia


I CANTAMBANCHI e GLI ALLEGRI IMBIANCHINI
Un libro e la sua musica

Sabato 23 aprile 2016, ore 17.00

COOPERATIVA BORGO PO e DECORATORI
(gli imbianchini)

Via Lanfranchi 28
(dietro la Gran Madre)

TORINO

info:
tel. 011.819.06.72 – 011.819.59.18


Reading dal libro di
Renato Scagliola
“IL MUSEO DELLA PIOGGIA”
Storie di paradossi, realtà aumentate,
cattiverie e fenomenali cretinaggini del secolo presente.
E alla fine storie normali in montagna di silenzi, persone e vacche,
e concerto dei
CANTAMBANCHI.
Un pomeriggio di folk d’epoca del nord ovest,
per voci e strumenti acustici.



Ai piedi del Monte Bracco Scagliola medita sulle brutture dei graffiti urbani che richiederebbero il radicale intervento degli Imbianchini

…In Algeria, in pieno deserto, su un solitario masso, vicino a un primitivo ricovero in pietra, è incisa una donna nuda. La guida spiega poi che si trattava di un vecchio avamposto della legione, i soldati si annoiavano, pensavano solo a quello……
Altrove, segni inequivocabili di una scrittura in arabo, tradotti dicono “ Ahmed è passato di qui”. Morale: è possibile che i nostri antenati abbiano avuto il bisogno di lasciare un segno del loro passaggio sulla terra. Senza immaginare che millenni dopo i discendenti avrebbero potuto scervellarsi per interpretare chissà quale comunicazione.
Quindi semplificando, in tanti hanno (abbiamo) bisogno di lasciare un segno del passaggio sulla terra, visto che si tratta di un lampo, che sembra lungo, ma è un niente alla fine, e quindi che rimanga almeno qualcosa.
E qui arriviamo ai giorni nostri, non a graffiti rupestri, ma sbocchi di vernice, pitture e scarabocchi metropolitani, opera di grafomani con la sindrome di Ahmed. Li vediamo tutti i giorni, purtroppo, dappertutto. Autori, ignoti decoratori geneticamente modificati e malaticci, anarco­verniciatori che vogliono passare alla storia, lasciando un segno, ma indietro di cottura se parliamo di estetica, poiché la grafica arriva indigerita dagli Usa, già vecchia di 40 anni. Gregari acritici e acrilici di quell’hip-­hop che sembra l’incitamento del carrettiere….

 da "Il Museo della Pioggia", pag. 38: Ahmed è passato di qui