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sabato 16 maggio 2015

ELEONORA 19 ANNI FA



ELEONORA

E' nata
la stella dai mille bagliori,
il loto dai mille petali,
la dea delle mille e una notte.
E' nata
sognando
le acque di un mare perduto,
cercando
il delfino più amato
oltre la barriera
in battaglia
con pugnetti di talco,
gli occhi aperti 
su viole del pensiero.

Dov'ero, dov'ero,
quando su ali di farfalla
volavi verso il futuro,
regina dei secoli,
Madre bambina
dell'Eterno Presente?





Il 17 maggio 1996 scrissi queste poche parole. Eleonora era nata alle 6 del mattino, aggrappata ai primi morbidi raggi dell'alba. Per tutti noi il suo arrivo fu un meraviglioso dono della vita. Senza dircelo, sapevamo bene che quella creatura speciale  avrebbe portato nuova luce nella nostra casa. Non ci sbagliavamo.
Fin da subito il suo sguardo fu nobile ed insieme tenero e fiero. Occhi di cielo limpido e di mare trasparente, disarmanti specchi dell'anima.




Sono passati 19 anni ed il sole di quell'alba rosata sembra sorgere identico, ancor oggi. La bambina, che in tanti ricordano come una magica apparizione, è  ora una donna. Ma quello sguardo che ci rivelava l'esistenza di  nuovi orizzonti ed altri universi, non è mai cambiato. 




E lei, ormai cresciuta, bella ed elegante nella sua naturale semplicità, continua ad aprirci le porte della percezione sulle meraviglie ed i  misteri della vita. 
E a renderci immensamente felici.

Grazie da tutti noi, cara, preziosissima Eleonora!




martedì 27 gennaio 2015

ALBA IN VESTE DI DAMA



Maria Giulia Alemanno © Alba in veste di dama
Matita copiativa su cartone -2012


Deliziosa nel suo abito color delle viole che la mamma le aveva cucito la sera dopo otto ore di lavoro in fabbrica, Alba si avviò verso la casa dell'amica che viveva nel quartiere dei ricchi, dove ogni porta si apriva su spazi da sogno. I suoi, dopo anni di stenti, erano arrivati in città da un paesino sperduto tra le colline, alla ricerca di una vita migliore. Avevano trovato due stanze in periferia, affacciate su un ballatoio con il bagno in comune. Si alzavano alle sei, tornavano che era ormai buio. Neppure l'ombra dell' esistenza ovattata della famiglia di  Dora, che di stanze ne aveva dieci e di bagni tre, uno per i padroni , uno per gli ospiti e l'altro per la servitù.
Eppure, quando Alba si affacciò alla sala da pranzo, adorna di stucchi candidi, mobili  e quadri antichi, tutta roba che i suoi non avevano mai visto,  nemmeno riprodotta sui calendari, il fratello di Nora, biondo e pallido come un paggio del re, ebbe un sussulto. Chi era mai la regina che avanzava verso di lui? Da quale palazzo arrivava? Quale mistero celava la veletta? 
Alba se ne accorse ed accennò ad un sorriso ma non disse una sola parola. Lo lasciò fantasticare. Tanto non gli piaceva. Nel suo cuore c'era posto solo per Gianni, il figlio del panettiere, che ogni giorno le regalava una pasta di meliga, ed il sabato  un cannolo  ripieno di zabaglione.  E poi  aveva un ciuffo nero come la pece che la faceva impazzire, i denti bianchi come la neve, ed uno sguardo carico di promesse e sensualità. Non poteva desiderare nulla di più. 

mercoledì 12 novembre 2014

QUANDO YEMAYA NUOTÒ IN UN LAGO D'ORO


Yemaya in un lago d'oro
elaborazione di un particolare di"Yemaya pensando"
cm 20 x 34
inchiostro di china su carta/ pennello e penna di bambù
2014





Stanca di nuotare in tutte le sfumature dell'azzurro,
Yemaya chiese alla sorella Oshun
di farle conoscere acque di diverso colore. 
Oshun l'accompagnò allora lungo un fiume 
che tagliava come lama la selva.
Subito il verde della foresta di Oggun e di Osain
 accolse i loro passi che avvolse in bellezza primitiva.
Fu un percorso alchemico quello delle due dee, 
irto di difficoltà, a tratti estenuante.

Quanta fatica per raggiungere il lago d'oro

che solo Oshun conosceva! 
Ma quando vi giunsero all'imbrunire,
Yemaya non credette ai propri occhi.
Le acque di Oshun erano ora  miele,
ora rame, ora fuoco incandescente.
Nessuna traccia d'azzurro.
Solo ORO, ORO, ORO.
Yemaya vi si immerse con lentezza,
come per indossare un prezioso abito da regina.
 Erano calde le acque di sua sorella,
misteriose, rare.
La cotorra 
le diede il benvenuto
 intonando un canto con voce umana,
si affrettò a salutarla con veloce battito d'ali,
 lucidò per lei le sue piume da bandiera cubana.
E la Grande Madre iniziò pian piano a nuotare 
accarezzata da una leggera increspatura,
mentre il sole aranciato e lontano 
scendeva veloce nel suo mare.

*  





sabato 1 novembre 2014

QUELL'ABITO A RIGHE COSì DÈMODÉ


Maria Giulia Alemanno: Quell'abito a righe
inchiostro di china blu su carta / penna di bambù
cm 30 x 9,5
2014

Quell'abito a righe così dèmodé
mia cara Giovanna è d'oro per te.
Non è di percalle, non è di broccato
ma piace da matti al tuo tenero amato
che uno ne indossa a righe anche lui,
più lungo, più largo, più liso per cui,
che importa il tessuto, che importa la foggia
se al chiaro di luna o sotto la pioggia
t'abbraccia focoso, ti dice mi piaci
sussurra ti amo, ti copre di baci.
Tu sei una regina seppur dèmodé
e lui è il tuo sposo, il tuo sire, il tuo re.


Filastrocca per la Giostra della Follia.


mercoledì 21 maggio 2014

YAMILA SUL MALECÓN DI L'AVANA



Maria Giulia Alemanno: Yamila del Malecón, 
matita copiativa, tempera e acquerello su cartone 
cm 23 x 35
2010

Yamila era solita uscire nell’ora 
in cui  le sirene s’apprestavano a dormire. 
Percorreva lentamente il Malecón, 
austera e preziosa come un’ antica regina. 
Da un lato la lunga striscia di case,  
fresche di pittura o corrose dal tempo e dal sale.
 Dall’altro il mare, 
cupo come una notte 
che non ha mai conosciuto la luna.

Da anni ormai, fin da quando era bambina 
ed abitava in un solar di Centro Avana, 
dove le voci di tutti s’intrecciavano 
in un frastuono delirante 
che mai lasciava tregua ai pensieri,  
aveva rincorso il suono del silenzio 
perché nel silenzio pensava d’incontrare gli dei. 
Solo quando le era dato spartire 
la linea infinita del Malecón  
con  l’ultimo suonatore di tromba 
indifferente e solitario, 
s’avvicinava all’acqua, 
ascoltava le onde 
e pian pian piano, 
dapprima flebili poi sempre più nitide, 
le giungevano le voci di Yemayá e di Olokun, 
una dalla spuma l’altra dagli abissi.
 E le ripetevano ogni volta  ossessive la stessa frase, 
che anche lei era figlia del mare 
ed al mare un giorno sarebbe tornata.

Maria Giulia Alemanno