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lunedì 28 settembre 2015

VIOLE BIANCHE NEL BOSCO


Viole bianche nel bosco di betulle
omaggio a Piero Fornasetti
armadio dipinto a tempera
2000

Visto come va il mondo,
sempre più spesso vorrei rifugiarmi in un bosco,
raccogliere bianche viole selvatiche,
muovermi in santa pace
 tra betulle più pallide della luna.
Sdoppiarmi.
Dissolvermi.
E cercare
un angolo di giustizia vero,
non certo quella degli umani.
La Giustizia...
Quando l'ho dipinta
 come una signora austera
seduta sul suo bel trono,
 la bilancia mi è venuta storta.
E non l'ho mai raddrizzata
perché, 
a dire la Verità,
tutta quella Verità
 che proprio lei  ci richiede,
 così è.
Mi dimostri il contrario.



sabato 21 marzo 2015

VIOLE DEL MIO GIARDINO E DELLA MIA GIOVINEZZA


Violette del mio giardino


Quando, maestre di discrezione,
 sbocciano negli angoli del giardino,
il ricordo va alla mia vita di bambina in campagna,
scandita da piccoli gesti.
 Era un tenero rito raccogliere 
quelle con il gambo più lungo ed elegante
e farne mazzetti fitti, fitti,
da portare alla mamma e alla nonna.
La prima non ha dubbi:
" Bene! Le offriamo alla Madonna".
L'altra mi abbraccia:
" Le mettiamo davanti alla foto del nonno
che le viole me le regalava ad ogni primavera.
Erano un segno d'amore..." - sospira.
Mai che una delle due commentasse:
"Che meraviglia! Sono tutte per me..."
La Madonna e il nonno avevano sempre la precedenza,
era fuor di discussione.
Nonostante un accenno di legittimo sconforto,
poiché proprio non capivo
 l'abitudine delle donne di casa 
di dirottare i segni del mio affetto,
continuai per anni e con costanza certosina 
a confezionare i miei mazzolini.
Il profumo delle violette era inebriante,
(più tardi l'avrei definito erotico),
ed i petali di velluto,
  carnosi. Irresistibili.
Il tempo ne ha intensificato il potere evocativo.
Ne basta una per ridarmi 
la gioia della rinascita di quelle primavere,
annunciata dal ritorno delle rondini in cortile.
E la perfezione delle loro foglie a forma di cuore 
di lucido verde smeraldo
continua a stupirmi e a confermarmi che,
 se non sempre nella vita,  
i bei cuori si possono trovare riuniti 
nell'ombra di un giardino. 


martedì 27 gennaio 2015

ALBA IN VESTE DI DAMA



Maria Giulia Alemanno © Alba in veste di dama
Matita copiativa su cartone -2012


Deliziosa nel suo abito color delle viole che la mamma le aveva cucito la sera dopo otto ore di lavoro in fabbrica, Alba si avviò verso la casa dell'amica che viveva nel quartiere dei ricchi, dove ogni porta si apriva su spazi da sogno. I suoi, dopo anni di stenti, erano arrivati in città da un paesino sperduto tra le colline, alla ricerca di una vita migliore. Avevano trovato due stanze in periferia, affacciate su un ballatoio con il bagno in comune. Si alzavano alle sei, tornavano che era ormai buio. Neppure l'ombra dell' esistenza ovattata della famiglia di  Dora, che di stanze ne aveva dieci e di bagni tre, uno per i padroni , uno per gli ospiti e l'altro per la servitù.
Eppure, quando Alba si affacciò alla sala da pranzo, adorna di stucchi candidi, mobili  e quadri antichi, tutta roba che i suoi non avevano mai visto,  nemmeno riprodotta sui calendari, il fratello di Nora, biondo e pallido come un paggio del re, ebbe un sussulto. Chi era mai la regina che avanzava verso di lui? Da quale palazzo arrivava? Quale mistero celava la veletta? 
Alba se ne accorse ed accennò ad un sorriso ma non disse una sola parola. Lo lasciò fantasticare. Tanto non gli piaceva. Nel suo cuore c'era posto solo per Gianni, il figlio del panettiere, che ogni giorno le regalava una pasta di meliga, ed il sabato  un cannolo  ripieno di zabaglione.  E poi  aveva un ciuffo nero come la pece che la faceva impazzire, i denti bianchi come la neve, ed uno sguardo carico di promesse e sensualità. Non poteva desiderare nulla di più. 

venerdì 2 gennaio 2015

IL GRIGIO FUORI E L'ARCOBALENO DENTRO DI ME


Campagna tra Crescentino e Fontanetto (Vercelli)


Ci sono giorni d'inverno 
in cui tutto è grigio in campagna.
Da piccola li adoravo 
e, come gli altri bimbi di queste parti,
non temevo le nebbie fitte
che avviluppavano i campi ed i pensieri.
Mi rifugiavo in casa e dipingevo
con i pastelli acquerellabili
che mi aveva regalato mio padre
- scatola di latta Caran d'Ache, preziosissima, 
che conservo ancora- 
paesaggi dai cieli limpidi,
prati d'erba tenera,
rondini, alberi di pesco, 
primule, margheritine, viole.
Non soffrivo per i lunghi inverni
perché sapevo  come esorcizzarli 
con soffi di primavera.
 Il grigio fuori
e l'arcobaleno dentro di me...
Voglio tornare bambina.


lunedì 19 maggio 2014

QUATTORDICI VIOLE IN MONTAGNA, UNA RIBELLE



Violette in Val di Susa, all'Alpe Formica, sopra Condove -Torino


 Quattordici viole lungo la mulattiera, quattordici e molto per bene (tranne una) come allieve di una scuoletta di montagna, timide e ordinate.
"Tutte sull'attenti! - intima la capoclasse- Arriva la maestra Formica". 
"Mai una volta che sia in ritardo!" commenta la viola più a sinistra, nota  per mordere il freno.
"Oggi vi parlerò  dei cinghiali che salgono in branco  fino ai mille e tre e dove passano distruggono tutto, come le orde di Attila"- esordisce la maestra Fornica mentre ancora procede ansimando, perché si sa,  è una che non sprecherebbe un attimo  del suo tempo prezioso,  nemmeno se avesse la febbre a quaranta.
"Questa scopre sempre l'acqua calda! -  sbuffa la viola più a sinistra. - Ce lo deve spiegare lei cosa fanno i cinghiali! Finita la lezione  prende e se ne va e noi restiamo qui sperando di essere ancora vive il giorno dopo. E' un mondo difficile... via i cinghiali  arrivano le vacche al pascolo, e ben che vada finiamo tutte nel burro".
La maestra Formica, che ha l'orecchio fino, intercetta il commmento, ma non ribatte. Si limita a  fulminarla con un'occhiata feroce da dietro le lenti spesse, inserite in una  montatura nera nera, come nero è il suo grembiule anti desiderio da creatura incapace di pensare al piacere perché, si sa,  il dovere prima di tutto.
"Attila, il flagello di Dio, nacque il ....- continua imperterrita e soprattutto soddisfatta della sua capacità di essere altamente interdisciplinare. 
Tredici violette diligenti prendono  appunti. 
Una naturalmente no. 
Gira la corolla sempre più a sinistra cercando di captare i rumori che giungono dal fondo valle. 
" Potessi avere le gambe- borbotta - Mi metterei gli scarponi e mi unirei ai no tav!"
Le altre non ci fanno caso. La conoscono bene... meglio lasciare che si sfoghi. Tanto due gambe non le avrà mai e men che meno gli scarponi.