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sabato 21 marzo 2015

VIOLE DEL MIO GIARDINO E DELLA MIA GIOVINEZZA


Violette del mio giardino


Quando, maestre di discrezione,
 sbocciano negli angoli del giardino,
il ricordo va alla mia vita di bambina in campagna,
scandita da piccoli gesti.
 Era un tenero rito raccogliere 
quelle con il gambo più lungo ed elegante
e farne mazzetti fitti, fitti,
da portare alla mamma e alla nonna.
La prima non ha dubbi:
" Bene! Le offriamo alla Madonna".
L'altra mi abbraccia:
" Le mettiamo davanti alla foto del nonno
che le viole me le regalava ad ogni primavera.
Erano un segno d'amore..." - sospira.
Mai che una delle due commentasse:
"Che meraviglia! Sono tutte per me..."
La Madonna e il nonno avevano sempre la precedenza,
era fuor di discussione.
Nonostante un accenno di legittimo sconforto,
poiché proprio non capivo
 l'abitudine delle donne di casa 
di dirottare i segni del mio affetto,
continuai per anni e con costanza certosina 
a confezionare i miei mazzolini.
Il profumo delle violette era inebriante,
(più tardi l'avrei definito erotico),
ed i petali di velluto,
  carnosi. Irresistibili.
Il tempo ne ha intensificato il potere evocativo.
Ne basta una per ridarmi 
la gioia della rinascita di quelle primavere,
annunciata dal ritorno delle rondini in cortile.
E la perfezione delle loro foglie a forma di cuore 
di lucido verde smeraldo
continua a stupirmi e a confermarmi che,
 se non sempre nella vita,  
i bei cuori si possono trovare riuniti 
nell'ombra di un giardino. 


domenica 14 dicembre 2014

IL MIO PRESEPE È UNA RECITA DI NATALE IN COLLINA



Maria Giulia Alemanno: Recita di Natale in collina
olio su tavola
cm  85 x 110 
1980


Era il 1980 quando nacque “Recita di Natale in Collina”. Collaboravo allora con Stampa Sera, scrivevo e a volte raccontavo per immagini, alternando fogli scritti a  fogli disegnati. Quell’anno il giornale usciva con  le prime fotografie a colori .  
“Perché non dipingi un presepe? – mi chiese un mattino  nel corridoio Vittoria Sincero, giornalista instancabile, come sempre di corsa dalla redazione alla tipografia. “ E lo pubblichiamo per Natale”. Sapevo che le sue domande erano ordini. In più l’idea mi piaceva e già  nel pomeriggio ero seduta davanti al cavalletto.  

Fare il presepio era sempre stata una tradizione della mia  famiglia, un rito rasserenante, un momento di gioia condiviso.  Sicché, quasi avessi dovuto collocare su un piano i ceppi per la scenografia, scelsi una tavola di legno, non una tela. Sentivo che anche i miei personaggi avevano bisogno di un supporto solido per stare in piedi, seppure in uno spazio bidimensionale. Mi avrebbero ispirata le statuine che tante volte avevo distribuito sul muschio e nelle grotte,  pastorelle e pescatori di trote guizzanti in torrenti di carta stagnola, soprattutto  Gelindo che mai mancava nella nostra ricostruzione casalinga del mistero della nascita del Bambino. 



Recita di natale in collina
 Angeli sulla capanna, part.


Ben presto però, come in una favola di Andersen,  le statue parvero animarsi e vivere di vita propria in un paesaggio che mi era familiare. Nulla appariva delle costruzioni medio orientali che avevo inizialmente immaginato, ed al loro posto, su  colline monferrine,  si andavano delineando le vecchie case  dei nostri paesi coi loro muri spessi e le persiane di legno, contornate  dagli alberi spogli dei nostri lunghi inverni. 

Cosa stava accadendo? Quello che avrebbe dovuto essere un presepe statico si stava convertendo in un momento di teatro popolare. 
Quali erano i confini tra  realtà e  finzione?  
Chi recitava  e chi no? 
Era  di certo una recita quella che si svolgeva nella capanna, recitavano il contadino inginocchiato  e le donne  che portavano doni, ma che dire degli artigiani al lavoro, dello spazzacamino nero di fuliggine  o degli uomini all’osteria oppure  dei chierichetti che si accapigliano davanti alle autorità  riunite? 









Angeli e pastori, 
particolare di Recita di natale in collina

   
Sono trascorsi ormai tanti anni ma ancora ricordo nitidamente il piacere che ho provato nel dipingere, nel fantasticare, nell’inventare storie. Mi sembrava di conoscerli tutti: la mamma che sgrida la figlia ribelle  salita  sul tetto della capanna a suonare il putipù,  i pastori intorno al fuoco, i musicanti e gli acrobati  arrivati nella piazza da molto lontano. 
Qualcuno lo conoscevo davvero: come Giancarlo Peremprüner, cantambanco, magico inventore di giocattoli poveri e del tabasso, un improbabile compromesso tra un tamburo e un contrabbasso, che incuriosisce un angelo sceso dal cielo per confondersi con gli umani. Creature che portano ali legate con  nastri variopinti e danzano in circolo al ritmo di un tamburino. Veramente  bizzarra la loro vita!

Seppure il presepio si fosse trasformato in rappresentazione, Vittoria Sincero lo volle al centro della colorata pagina del 19 dicembre. Il dipinto  originale  fu poi esposto per oltre un mese in una vetrina del Salone dell’Editrice La Stampa in via Roma a Torino. Lo videro in molti e forse qualche piccolo si accorse che  in quello strano paese innevato tra le colline dove non esistevano giochi tecnologici, i bambini si divertivano ugualmente costruendo pupazzi di neve o trainando Pinocchio e pecorelle su  carrettini di legno. Ma questa è un’altra storia.

Maria Giulia Alemanno

Il quadro esposto e  riprodotto in due cartoline, è diventato  nel dicembre  2012  il simbolo della mostra ASPETTANDO NATALE, organizzata da CMT Collezioni Mostre Turismo  presso i locali della ex Casa delle Suore della Carità a  Crescentino.


sabato 17 maggio 2014

YEMAYÁ AWOYÓ amica di OCHUMARE





Maria Giulia Alemanno © YEMAYÁ AWOYÓ acrilico su tela cm 250 x 180 - 2006.
L’opera appartiene al ciclo YEMAYÁ Y SUS SIETE CAMINOS, 
esposto per la prima volta al Museo de la Obrapia di L’Avana nel gennaio 2007. 
Le altre sei manifestazioni di Yemaya dipinte dall’artista si trovano nella sezione LE OPERE del sito:


Imperiale, 
emerge dalle onde
YEMAYÁ AWOYÓ, 
la Grande Madre 
amica di OCHUMARE

di cui raccoglie ed espande la magia dell’arcobaleno.

Vestita a festa, con l’abito a sette balze bianche e azzurre,  
i colori del mare,  
si adorna di conchiglie e di coralli 
quando esce per danzare  al ritmo incessante delle acque.

Nel suo ventre ruota l’universo
 e ruota la vita di tutti  noi, 
fragili figli della luna e delle stelle.
 
Quanto piccoli sono i marinai che invocano la sua protezione!  
E quanto piccoli siamo noi 
quando lottiamo contro le tempeste della vita!

YEMAYA, LA VIRGEN DE REGLA 
tanto amata a Cuba, 
ci segue con occhi pensosi,
bella come una dea,

dolce come una Madonna.

E già questo ci rasserena e dà consolazione.




domenica 11 maggio 2014

IL VENTO GONFIA LE VELE DELLE NUBI


Campo di ravizzone sotto Gabiano (Alessandria)

Il vento  gonfia le vele delle nubi
come di galeoni diretti in battaglia.
Un campo di ravizzone nella piana
ruba i raggi del sole e nuota nella luce.
Bellezza del Monferrato sotto Gabiano
lungo la strada che porta verso Crea,

dove la Madonna un tempo nera
ancora accoglie i pellegrini 
nel verde cupo di quei boschi
che a Pavese svelarono 
l'infinita potenza del mito.