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mercoledì 17 agosto 2016

LA MIA MODELLA PREFERITA NON HA TRUCCO


Eleonora

La mia modella preferita
come gli angeli non ha trucco.
Sguardo di mare e di cielo
limpido e splendente di luce.
La mia modella preferita 
è profondamente bella.

domenica 17 gennaio 2016

ANGELO INFREDDOLITO

Angelo infreddolito
pastelli acquerellabili e matita copiativa su carta
2014


Aveva freddo,
gli ho prestato il mio maglione.
"Aiutare gli angeli è opera buona",
mi ricordava la nonna tra una favola e l'altra,
ribaltando la tradizione 
che vuole che siano loro a darci soccorso.
Ma chi ha detto che quella sia l'unica regola,
 se nel mondo alla rovescia
anche l'asino vola?





sabato 31 gennaio 2015

GRANDE NUVOLA BIANCA SULLA PIANA DI CANDIOLO


Grande nuvola sulla piana di Candiolo
pastelli a olio e tempera su carta
cm 11,5 x 16,5
2015

Visione d'estate.
Una grande nuvola bianca 
veleggia sulla pianura
come un dirigibile immateriale
spinto dal vento.
Chi trasporterà?
Angeli contadini? 
Anime dirette
in qualche  paradiso?
Solo il cielo lo sa,
mentre io quaggiù
tento di dipanare
la matassa del mistero,
sempre più ingarbugliata
nei perché e 
nei chissà.


mercoledì 24 dicembre 2014

IL NATALE DEL 1979 e IL MIO PRIMO DISEGNO PER L'EDITRICE LA STAMPA






Maria Giulia Alemanno: Natale
  Tavola per Stampa Sera. 
Inchiostro di china e tempera su carta, 
dicembre 1979

Ripenso al 24 dicembre del 1979 come ad uno dei giorni più emozionanti della mia vita. Avevo da poco iniziato a collaborare con STAMPA SERA quando Vittoria Sincero, fantastica  maestra di giornalismo, mi disse, senza tanti preamboli com’era  nel suo stile, che avrei dovuto pensare ad un disegno per il Natale. Il tempo era breve, i miei timori enormi. 
In epoca di pieno consumismo recuperai dunque i ricordi della mia infanzia, l’atmosfera d’attesa nella casa di Crescentino, la gioia nel ricevere i doni. Piccoli doni, in verità: una bambola di pezza per me, una palla per mio fratello,  qualche frutto per entrambi. 


La neve scendeva sulla Favorita, la cascina oltre la strada mentre due figure, non mio padre, non mia madre, piuttosto due genitori simbolici in abiti contadini, osservavano con gioia la tranquilla felicità dei loro bambini.



Vittoria Sincero non mi aveva voluto anticipare  che il disegno sarebbe comparso sulla pagina della cultura della vigilia di Natale, una pagina importante dove il mio piccolo lavoro avrebbe avuto un posto di grande rilievo circondato dagli scritti di firme prestigiose: Ennio Caretto, Paolo Patruno, Mario Ciriello, Lidia Ravera. E Francesco Rosso, vercellese come me, esperto delle cose del mondo e della risaia, a cui aveva dedicato pagine memorabili. Non potevo dunque sapere, e questa fu la sorpresa e l’emozione, che le sue parole ed il mio disegno si sarebbero armonizzati a meraviglia, perché ci univa,  oltre all’ amore   per la   stessa terra, la nostalgia condivisa per i Gesù Bambini di zucchero di Confienza e per i mandarini, piccoli preziosissimi doni. Ancor oggi, non rinuncio a mettere  le bucce sulla stufa in forma di spirale. Ed il profumo mi riporta a quelle feste d’altri tempi che Francesco Rosso descrisse così bene e che qui,  aspettando la mezzanotte, mi piace condividere.


Quelle feste d’altri tempi
Gesù Bambino poco consumista

di Francesco Rosso

«Un Natale d’altri tempi, mi domandano, com’era?». Senza esitare, rispondo: «Bellissimo». Seguono i commenti, se era più bello, entusiasmante, felice dei Natali odierni, e qui incomincia l’imbarazzo, perché noi adulti scriviamo di una festa riservata, almeno così dovrebbe essere, esclusivamente ai bambini. Noi tentiamo di giocare ancora al Natale scambiandoci doni ogni anno più deludenti anche se costosi: nulla più ci sorprende ed appaga, apriamo il pacchetto e subito distogliamo gli occhi. Massimo interesse, valutare la possibilità di passarlo a qualcuno il Natale prossimo. E tutto questo perché non crediamo più nel sottile gioco dell’immaginazione che invece sorregge i bambini, i quali credono ancora in tante cose nonostante gli intellettualismi con cui tentiamo di rovinargli persino le favole psicanalizzando Alice, Sandokan, Cenerentola e Cappuccetto Rosso.
 




La capacità inventiva dei bambini crea il Natale, un po’ rivivendo la bella favola del Nascituro nella greppia (meglio dire mangiatoia?) tra bue ed asinello, un po’ per il mistero di quella notte con gli angeli che van cantando pace in terra, molto per i regali che la mattina dopo, svaniti gli angeli, gli squilli delle loro chiarine e le promesse di pace, si trovano scartando i pacchi, regali che possono anche essere poveri, cosucce, ma hanno il fascino del regalo di Natale. 


Sono convinto che i bambini non ricchi (oggi non si dice più bambini poveri, ciechi, muti eccetera, ma bambini non ricchi, non vedenti, non parlanti eccetera) provano gioia più intensa dinanzi ad un giocattolino di scarso valore di quanta ne provi il ricco ricevendo un dono lussuoso. Oppure, potrebbe essere il contrario: il bimbo ricco può entusiasmarsi per un giocattolino. essendo la dote precipua dei genitori ricchi la parsimonia, se non l’avarizia. La prodigalità lassista dei genitori non ricchi può privare i loro bimbi anche della semplice gioia natalizia perché gli hanno dato sempre e tutto già durante l’intero anno. Ecco un problema che non è facile risolvere senza l’intervento di un istituto di ricerca sociale con un’indagine sul Natale e sui bambini d’oggi.
 



Io posso raccontare dei Natali della mia infanzia, quando credevo ancora che Gesù Bambino prendesse le sembianze di papà e mamma che preparavano i regali. Erano già allora, entro i confini di più limitate possibilità economiche, Natali all’insegna del consumismo, perché i genitori, anche i non ricchi, qualche soldino lo spendevano per rendere lieta la festa, soprattutto per i bambini. Infatti, a quei tempi non usava scambiare i regali fra adulti, al massimo c’era l’invito all’amico a mangiare il cappone, o la fetta di panettone. L’ansia festiva incominciava nel pomeriggio della vigilia, quando in casa si preparavano gli agnolotti: ore di lavoro che sarebbero state divorate in pochi minuti. Ma la preparazione degli agnolotti, che si facevano esclusivamente in casa, era l’avvio alla festa, e tanta era l’ansia che saltavamo senza difficoltà la cena perché, pur avendo un appetito gagliardo, cenare la vigilia di Natale era vietato. Non per un digiuno rituale, o per economia: bisognava tenersi liberi per la cena di mezzanotte, dopo la messa della natività. Io sto raccontando il Natale di un paese, non ho esperienze infantili di un Natale cittadino. Ciò che ricordo fu una visita prenatalizia a Torino, una passeggiata sotto i portici di piazza Castello e la visione di quei padiglioni fra le «pilie» in cui era stata allestita una mostra favolosa: bambole su neve di bambagia pattinavano sul ghiaccio di uno specchio. Una visione di paradiso, che non ho più dimenticato. 




Ma non ho dimenticato nemmeno il Natale del mio paese, la vestizione serale per la messa di mezzanotte, lo scoprimento del presepe con un Gesù Bambino di gesso aureolato d’oro che tendeva le braccia, il gelo siderale nella chiesa poco rischiarata da ceri, l’alito rappreso in fumetti sulle bocche dei cantori che, accompagnati dall’organo ruggente, intonavano «Tu scendi dalle stelle…». Finita la messa, esalato l’ultimo rantolo dell’organo, si tornava a casa. Voci nella notte, grida di auguri, battere di zoccoli sul terreno indurito dal gelo, echi sempre più lontani, poi il silenzio compatto, nero, della notte. 



Il tepore del tinello, l’acqua che bolliva nel pentolone sulla stufa, il sugo dell’arrosto che sfriggolava nella teglia, l’ordine gioioso: «A tavola». Ed incominciava il breve, succulento cenone di mezzanotte, coi primi agnolotti ed il panettone. Il resto a domani. Sazi, stanchi per le emozioni, gli occhi grevi di sonno, resistevamo al torpore che ci invadeva. Loro, i grandi, pareva godessero di quella tortura rimandando di minuto in minuto la consegna dei regali. Non era molto, oggi troverei avvilenti quei doni, ma allora scalavo davvero le vette del paradiso. 


Che cosa c’era in quei pacchi? Come regalo durevole, una trottolina di legno da far vorticare col cordino per i maschi, una pupattola vestita di garza azzurra, o rosa, per le bimbe. Poi sei caramelle, sei cioccolatini, una manciata di "giapuneise", o arachidi, o mani come le chiamano dolcemente nei Caraibi (ma a quei tempi non lo sapevo) un po’ di marroni asciugati al forno e, somma squisitezza, tre mandarini. Oggi che sono in vetrina anche d’agosto, i mandarini non fanno più novità, frutto banalissimo da mensa sottosviluppata, ma a quei tempi remoti, il mandarino aveva preziosità quasi tropicali: oggi banane e manghi, ananas, noce di cajou sono in mostra ovunque, però non hanno la preziosa fragranza dei mandarini di un tempo. Non assaggio più mandarini da non so quanti anni, ma se mi accade di stare accanto a qualcuno che sbuccia uno dei piccoli frutti, l’aroma mi penetra attraverso il naso fino al cervello, solleticando i nervi della memoria, evocando il Natale dei miei anni giovani, bellissimi, felici, irripetibili. 
Che ci vuole a risentire le chiarine degli angeli, il loro canto di pace, gli echi sonori degli zoccoli sul terreno indurito dal gelo? Un mandarino, soltanto un piccolo, plebeo mandarino siciliano. Oppure, ma qui entriamo nel consumismo vero, i bambingesù di zucchero. Ho sentito come un pugno sul cuore l’altro ieri, entrando in una pasticceria. C’erano gnomi di zucchero, alcuni vestiti da frate, altri da San Giuseppe, altri da Madonna. Ma il bambingesù della mia infanzia, un rettangolino di zucchero ad imitare un lettino e, sopra, un po’ di zucchero colorato con la statuina che ricordava il povero presepe della povera chiesa del mio paese, non c’era. Dimenticato anche il bambingesù di zucchero toccato da leggère pennellate di colore azzurro. E’ giusto che così avvenga, oggi i bambini vogliono altri regali, robot mostruosi, missili e mitra e pistole micidiali. Scrivono ancora a Gesù Bambino la letterina chiedendo i doni e promettendo un anno intero di obbediente bontà? 
Non si può promettere bontà chiedendo in dono i rockets che irradiano mortale fuoco vero grazie alle pile. Non che allora fossimo tutti agnellini (quelli di zucchero ce li mangiavamo golosi) c’erano guerre, rivoluzioni, epidemie come ci sono oggi. Però, almeno a Natale, una letterina sapevamo scriverla ed avevamo immaginazione così tesa e viva che avremmo potuto giurare di aver sentito in quella notte le chiarine degli angeli e il loro canto «pace in terra…».




Anno 111 – Numero 339 STAMPA SERA Lunedì 24 Dicembre 1979. L’intera  pagina che lo ospita si può leggere sull’ Archivio storico della STAMPA consultabile in rete.




domenica 21 dicembre 2014

UNA CASETTA IN CANADÀ NEL CUORE DELLA NOTTE


Una casetta in Canadà nel cuore della notte  (L' Épiphanie -Quebec)


Natale è in arrivo.
Scivolando su neve
di panna montata,
bussa alle porte,
distribuisce buoni sentimenti.
Pace in terra
 agli uomini di buona volontà
e Gloria nell'alto dei cieli.
Cieli neri?
E' notte fonda
e lassù dopo la mezzanotte si spengono le luci. 
Tutto tace. Regna il silenzio.
Gli angeli tornano a cantare il Gloria
al sorgere del sole,
come galletti che annunciano la gioia.
Nessuna movida per loro.
E' senza dubbio santa pace.


sabato 20 dicembre 2014

ULTIMA ALBA D'AUTUNNO A CRESCENTINO


Alba a Crescentino (Vercelli)


Ultima alba d'autunno dalla mia finestra.
 Cielo rosarancio 
madreperla.
Volano angeli nel sole
come stormi d'uccelli.
Liberi.



giovedì 18 dicembre 2014

PRESEPE CANADESE


Presepe all'Épiphanie - Quebec (Canada)


Al freddo e al gelo,
ho trovato questo presepe 
allestito nel giardino di una piccola casa
nella campagna del Quebec,
anch'essa illuminata 
come solo in Nord America sanno fare. 
Girovagando si scoprono 
decorazioni incredibili con migliaia di luci
ed ogni genere di addobbo 
per la gioia più dei grandi che dei piccini, 
eterni Peter Pan che spendono capitali
e lavorano tutto l'anno perché il loro Natale 
sia più natalizio di quello dei vicini,
di norma lontani qualche chilometro. 
Qui Maria, Giuseppe, il Bambinello,
gli angeli, i pastori,
la capanna, persino la culla,
sono rigorosamente di plastica,
e rigorosamente made in China.
Ciò nonostante hanno una loro poesia,
forse perché immersi 
in ovattate distese di neve,
forse perché anche noi,
cresciuti con statuine di gesso 
e casette di sughero,
ci siamo ormai abituati,
senza volerlo,  
ad un mondo plastificato,
a dolci Christmas carols 
convertiti in gracchianti 
suonerie del telefonino,
a obesi Babbi Natale bionici.
Non c'è santo che tenga,
è il progresso, bellezza!

domenica 14 dicembre 2014

IL MIO PRESEPE È UNA RECITA DI NATALE IN COLLINA



Maria Giulia Alemanno: Recita di Natale in collina
olio su tavola
cm  85 x 110 
1980


Era il 1980 quando nacque “Recita di Natale in Collina”. Collaboravo allora con Stampa Sera, scrivevo e a volte raccontavo per immagini, alternando fogli scritti a  fogli disegnati. Quell’anno il giornale usciva con  le prime fotografie a colori .  
“Perché non dipingi un presepe? – mi chiese un mattino  nel corridoio Vittoria Sincero, giornalista instancabile, come sempre di corsa dalla redazione alla tipografia. “ E lo pubblichiamo per Natale”. Sapevo che le sue domande erano ordini. In più l’idea mi piaceva e già  nel pomeriggio ero seduta davanti al cavalletto.  

Fare il presepio era sempre stata una tradizione della mia  famiglia, un rito rasserenante, un momento di gioia condiviso.  Sicché, quasi avessi dovuto collocare su un piano i ceppi per la scenografia, scelsi una tavola di legno, non una tela. Sentivo che anche i miei personaggi avevano bisogno di un supporto solido per stare in piedi, seppure in uno spazio bidimensionale. Mi avrebbero ispirata le statuine che tante volte avevo distribuito sul muschio e nelle grotte,  pastorelle e pescatori di trote guizzanti in torrenti di carta stagnola, soprattutto  Gelindo che mai mancava nella nostra ricostruzione casalinga del mistero della nascita del Bambino. 



Recita di natale in collina
 Angeli sulla capanna, part.


Ben presto però, come in una favola di Andersen,  le statue parvero animarsi e vivere di vita propria in un paesaggio che mi era familiare. Nulla appariva delle costruzioni medio orientali che avevo inizialmente immaginato, ed al loro posto, su  colline monferrine,  si andavano delineando le vecchie case  dei nostri paesi coi loro muri spessi e le persiane di legno, contornate  dagli alberi spogli dei nostri lunghi inverni. 

Cosa stava accadendo? Quello che avrebbe dovuto essere un presepe statico si stava convertendo in un momento di teatro popolare. 
Quali erano i confini tra  realtà e  finzione?  
Chi recitava  e chi no? 
Era  di certo una recita quella che si svolgeva nella capanna, recitavano il contadino inginocchiato  e le donne  che portavano doni, ma che dire degli artigiani al lavoro, dello spazzacamino nero di fuliggine  o degli uomini all’osteria oppure  dei chierichetti che si accapigliano davanti alle autorità  riunite? 









Angeli e pastori, 
particolare di Recita di natale in collina

   
Sono trascorsi ormai tanti anni ma ancora ricordo nitidamente il piacere che ho provato nel dipingere, nel fantasticare, nell’inventare storie. Mi sembrava di conoscerli tutti: la mamma che sgrida la figlia ribelle  salita  sul tetto della capanna a suonare il putipù,  i pastori intorno al fuoco, i musicanti e gli acrobati  arrivati nella piazza da molto lontano. 
Qualcuno lo conoscevo davvero: come Giancarlo Peremprüner, cantambanco, magico inventore di giocattoli poveri e del tabasso, un improbabile compromesso tra un tamburo e un contrabbasso, che incuriosisce un angelo sceso dal cielo per confondersi con gli umani. Creature che portano ali legate con  nastri variopinti e danzano in circolo al ritmo di un tamburino. Veramente  bizzarra la loro vita!

Seppure il presepio si fosse trasformato in rappresentazione, Vittoria Sincero lo volle al centro della colorata pagina del 19 dicembre. Il dipinto  originale  fu poi esposto per oltre un mese in una vetrina del Salone dell’Editrice La Stampa in via Roma a Torino. Lo videro in molti e forse qualche piccolo si accorse che  in quello strano paese innevato tra le colline dove non esistevano giochi tecnologici, i bambini si divertivano ugualmente costruendo pupazzi di neve o trainando Pinocchio e pecorelle su  carrettini di legno. Ma questa è un’altra storia.

Maria Giulia Alemanno

Il quadro esposto e  riprodotto in due cartoline, è diventato  nel dicembre  2012  il simbolo della mostra ASPETTANDO NATALE, organizzata da CMT Collezioni Mostre Turismo  presso i locali della ex Casa delle Suore della Carità a  Crescentino.


giovedì 15 maggio 2014

LA NUVOLA BIANCA SU SAN GRISANTE SI E' SFILACCIATA





San Grisante, frazione di Crescentino (Vercelli) nel vento di maggio


Il vento di ieri ha sfilacciato la nuvola bianca su San Grisante
e la maestra Elda è salita sempre più in alto
per riabbracciare lassù la gente della sua Macondo vercellese
che via via  si è andata ricostruendo nel cielo.
Racconterà anche agli angeli storie di risaia,
troverà bambini a cui insegnare l'abbecedario,
ascolterà musiche celesti.
Perché -come sempre diceva -  
 in un'altra dimensione la vita continua.




  1. La musica celeste - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=HNdYhP2tXzI8 nov 2009 - 4 min - Caricato da piasintei
    La luminosa musica barocca di Domenico Zipoli , compositore italiano ,(Prato- 1688 ...

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