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venerdì 4 dicembre 2015

ALBERI E ROVI IN MONFERRATO COME DA BAMBINA


Monferrato. Alberi e rovi
pastelli a olio e grafite su carta
cm 11,5 x 16,5
2014
della serie Piccoli viaggi di carta


A volte mi vien voglia di disegnare
 come quando ero bambina.
"Guardatevi intorno, diceva la maestra
cosa vi colpisce?"
A me piacevano gli alberi spogli
coi loro intrighi di rami che tagliavano l'aria,
e i rovi aggrovigliati, ormai senza more.
Le colline le vedevo rotonde,
levigate pance materne,
e così le riproducevo sui quaderni di bella.
Cercavo già allora i sentimenti dei luoghi
e i racconti nascosti nei boschi più folti.
Come dire, si cambia
ma nel profondo rimaniamo gli stessi.


martedì 30 giugno 2015

NINNA NANNA PER IL BIMBO DI CRETA NELLA CASA DI PITA


Bimbo di creta dormiente a Frassinello (Al) nella casa di Pita

Ninna nanna in pieno giorno
c'è la quiete tutt'intorno,
non c'è sangue, non c'è guerra
solo pace sulla terra.

E' un bel sogno bimbo mio
lo sa il cielo, lo so io.
Ma tu dormi, non pensare,
la tua nanna devi fare
mentre il mondo va in rovina
sogna il gallo là in collina,
e la chioccia che accudisce,
amorevole nutrice,
un asilo di pulcini
tutti in fila, ben vicini.

Ninna nanna in pieno giorno
c'è la quiete tutt'intorno,
non c'è sangue, non c'è guerra,
solo pace sulla terra.

Solo pace, solo amore,
solo gente di buon cuore,
Ninna nanna di mattina
l'illusione è più vicina
d'una vita senza inganni
senza pene, senza affanni.
Una vita di dolcezze,
gran sorrisi, tenerezze.

Ninna nanna bambinello
non svegliarti sul più bello.

Lella per Pita, giocando con le parole
come un tempo, insieme, a Frassinello





domenica 25 gennaio 2015

SGUARDO DI YEMAYA


Sguardo di Yemaya
 particolare di
"My name is Freedom n.2"
tecnica mista su carta Fabriano di Maria Giulia Alemanno 
2013/14


Qualche pensiero doveva turbare Yemaya
se il suo sguardo era  triste e lontano.
Ormai troppo spesso si trovava a lottare 
contro la furia  del mare in burrasca
e col tempo, anche  lei, seppure divina,
stava perdendo le forze e la speranza.
Erano in fondo umani 
gli dei dell'Olimpo Yoruba,
a volte più fragili  dei bambini,
sgomenti ed impotenti 
di fronte ai capricci del fato
e alle follie della natura.


domenica 23 novembre 2014

CasaOz di ALESSANDRO AVATANEO, METAFORA DEL VIAGGIO DELLA VITA AL TORINO FILM FESTIVAL


CasaOz

di Alessandro Avataneo 

Il 23 e il 25 novembre al Torino Film Festival

Il film è presente fuori concorso al Torino Film Festival nella sezione





Proiezioni: 
Cinema Reposi
  domenica 23/11 h. 14 - martedì 25/11 h.10.15

Realizzato nell’arco di 5 anni, il film “CasaOz” racconta da vicino le vite di cinque bambini colpiti da gravi malattie e delle loro famiglie. Attorno a loro, tante altre storie di persone si incrociano in questo spazio e si aiutano, una convivenza serena in cui pare quasi “normale” trasformare la disperazione in gioia di vivere. 
CasaOz è anche un film che parla di cose che si preferisce pensare non esistano, perché fanno troppa paura. È la metafora del viaggio e della vita: si pianificano ambiziose destinazioni per poi accorgersi invece che la più grande avventura magari aspetta dietro l’angolo. Dal racconto di queste famiglie, ma soprattutto dei bambini, pari a dei reduci di guerra per quello che hanno dovuto attraversare, è chiaro che non siano loro a essere inadeguati al mondo, ma gli altri, cioè noi. 


«CasaOz è un luogo magico, un trasformatore di sentimenti in grado di tirare fuori il meglio da chiunque entri in questa casa, che è un po’ circo, scuola, cucina, accampamento, laboratorio, parco giochi e tutte le altre cose belle e normali che rassicurano i bambini. Raccontare queste storie in un momento in cui la società s’indebolisce e tutto sembra perdere significato vuol dire tornare alle cose primarie, importanti, per cercare una risposta al senso d’ingiustizia che si prova di fronte all’evento più terribile che possa capitare: la malattia che rovina o spezza la vita di un figlio. Per rispondere a questa domanda bisogna prima sapere che cos’è la vita. Questi bambini ce lo insegnano, e la risposta è il film». 
(Alessandro Avataneo)

♥♥♥♥♥
Da non perdere!!!

 è a Torino in Corso Moncalieri 262 
ed è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 19,00      
 tel 011 6615680 - 328 5427175                                           
casaoz@casaoz.org 

domenica 13 luglio 2014

ARCOBALENO PER IL NANO DELLO ZIO SANDROT



Il Mitico nano all'angolo di via Clerico a Crescentino (Vercelli)

Sono otto, e già questo li rende interessanti,
ma della casa dello zio Sandrot
 è lui il nano più famoso,
 sentinella ufficiale di Via Clerico,
da oltre cinquan'anni attento a chi passa
in Viale IX Martiri.
In paese lo conoscono tutti,
i vecchi che per una vita lo hanno visto
seduto sul suo fungo di cemento,
i bambini che da mezzo secolo lo salutano
mentre vanno a scuola.
Un'istituzione,
un mito.
Oggi si è goduto una luce fantastica
dopo un temporale violento,
che stoicamente  ha sopportato, come sempre,
nella più assoluta immobilità.
Ne è valsa la pena.
Il cielo gli ha regalato
un arcobaleno spettacolare
che ha fatto nascere, proprio per lui,
 in un campo di granoturco.
Sempre più beato e soddisfatto
il nostro caro nano.




Arcobaleno su Crescentino.
Omaggio del cielo al nano guardiano della casa dello zio Sandrot.



giovedì 15 maggio 2014

LA NUVOLA BIANCA SU SAN GRISANTE SI E' SFILACCIATA





San Grisante, frazione di Crescentino (Vercelli) nel vento di maggio


Il vento di ieri ha sfilacciato la nuvola bianca su San Grisante
e la maestra Elda è salita sempre più in alto
per riabbracciare lassù la gente della sua Macondo vercellese
che via via  si è andata ricostruendo nel cielo.
Racconterà anche agli angeli storie di risaia,
troverà bambini a cui insegnare l'abbecedario,
ascolterà musiche celesti.
Perché -come sempre diceva -  
 in un'altra dimensione la vita continua.




  1. La musica celeste - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=HNdYhP2tXzI8 nov 2009 - 4 min - Caricato da piasintei
    La luminosa musica barocca di Domenico Zipoli , compositore italiano ,(Prato- 1688 ...

*



domenica 4 maggio 2014

FAMIGLIA SUL TRONCO AL TRAMONTO




 Maria Giulia Alemanno:  Famiglia sul tronco al tramonto 
matite colorate su carta
1959


E' da questo disegnino ingenuo che parte il mio sentiero di pittrice. Benchè privo di alcun valore artistico, gli ho sempre attribuito un significato profondo. Ed è quel che conta.
L'ho ritrovato in un cassetto, piccolo ed ingiallito dagli anni. Tanti. Troppi. Ma ricordo perfettamente quando lo realizzai sul tavolo della cucina a Crescentino, con i miei pastelli distribuiti a pioggia come bastoncini di shanghai - già allora disordinata - ed il pensiero fisso ad un disegno che avevo tante volte osservato su una parete del vecchio asilo di via Bolongara.
Era opera di suor Giovannina, una monaca bellissima, avviluppata in un penalizzante  abito nero, il volto incorniciato da  un cappuccio bianco, che io sempre immaginavo come  una rondine pronta a prendere il volo. Suor Giovannina disegnava canticchiando, quasi a voler trasmettere  a noi bambini la gioia della creatività e la magia dei colori. Anche quel giorno  aveva fissato con due puntine il foglio su un'asta di legno, un gesto che le era abituale, ma più di ogni altra volta l'immagine mi  aveva catturata. 
Lo schema era minimale: una famiglia di poveri contadini seduta su un grande tronco, la madre, il padre e tre bimbi, tutti insieme a guardare un tramonto aranciato e lontano. Il paesaggio appariva scollegato  da loro  ed evanescente, quasi stesse emergendo da un sogno. L'aria era calma e le  vele sul lago scivolavano senza far rumore mentre il sole scendeva su un paese dai tetti rossi come lo scafo delle barche, un rosso destinato a  rimaner acceso anche in piena notte.
Quella scena, che forse anche suor Giovannina aveva copiato da qualche illustrazione per  bambini, mi era rimasta impressa con marchio indelebile, forse per la pace ed il sentimento di unità che trasmetteva, forse solo perchè, già allora,  i tramonti avevano su di me un effetto ipnotico, irresistibile e totale.   Il tentare di ridisegnarla a memoria quando già frequentavo le elementari, significò rivivere quelle sensazioni ed insieme rafforzarle, quasi già delineassero il senso della mia ricerca e del mio percorso.
Quando dopo tanti anni incontrai  Francesco Tabusso ed ebbi la fortuna ed il privilegio di diventare la sua collaboratrice, quel piccolo disegno assunse un peso ancor più grande. Senza conoscerci  io e Francesco avevamo percepito allo stesso modo la bellezza e la poesia della natura, allo stesso modo ci eravamo emozionati. Diventava dunque naturale lavorare insieme. Come naturale divenne un giorno guardare nuovi orizzonti e nuovi  tramonti, ognuno seduto sul proprio tronco,  seppur con emozioni condivise.

*
Era il 31 marzo 2012 quando pubblicavo questo mio foglietto infantile. Mai allora avrei immaginato che improbabili individui chiamati "hackers" avrebbero rosicchiato come termiti voraci la polpa del tronco su cui sedevano i miei contadini gentili. E non solo. Avrebbero distrutto senza pietà l'intero paesino affacciato sul lago, cancellato il tramonto, ucciso il padre, la madre e i tre bambini. Gentaglia. Mercenari della rete. Fantasmi crudeli. 
Per fortuna ne avevo conservato una copia, cosa che ahimè  riguarda  una minima parte di tutto il materiale che ho pubblicato in due anni.  Non che si tratti di uno scritto e di un'opera importanti. Tutt'altro. Ma il loro valore affettivo è grande, appartengono a miei momenti sognanti e nessuno ha il diritto di rubare i miei sogni.   
E dunque, pregiatissimi hackers, io qui li ripropongo con un consiglio. Evitate di far indigestione di poesia. Per gente come voi è cibo più velenoso dell'ammanite muscaria. Un solo assaggio è senza scampo mortale.