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venerdì 30 marzo 2018

RAGAZZA DEI GROVIGLI


Ragazza dei grovigli
pastelli a olio su carta
cm 21 x 22 
2002
firma a retro

Da quando
era caduta in mezzo ai rovi
 non era più riuscita ad uscirne.

Più si era agitata,
più ne era rimasta imprigionata.
Tutti la chiamavano ormai
"la ragazza dei grovigli"

e lei aveva finito per farci l'abitudine,
quasi quello fosse diventato
 il suo abito quotidiano.
" E' selvatica-
dicevano in paese-
meglio lasciarla perdere".
Tutto sommato avevano ragione.
Lei si era affezionata
alla sua selva personale,

l'unico posto dove si sentisse
protetta e sicura.
Il mondo di fuori non era forse
 più intricato del suo?
I rovi degli altri non le piacevano,

a volte la terrorizzavano.
E lì, in fondo, se ne stava tranquilla,

avvolta dalla sua spinosa solitudine.


giovedì 20 ottobre 2016

FAUNETTO DALLE ORECCHIE A PUNTA


Faunetto
matita a più colori su piccolo foglio
cm 11,5 x 7,5
2006

Con le sue orecchie a punta
da animale selvatico,
Faunetto origlia nel mio mondo.
Ma questo è fatto di silenzi.
Allora mi guarda attonito 
 chiedendomi: Perché?
Gli rispondo che per creare,
rifuggo ormai dai suoni e dai rumori,
e me ne sto sola in una selva immaginata
dove anche lui, se vuole,
zitto, zitto,
 può aggrapparsi
alle liane della mia avventura. 


mercoledì 12 novembre 2014

QUANDO YEMAYA NUOTÒ IN UN LAGO D'ORO


Yemaya in un lago d'oro
elaborazione di un particolare di"Yemaya pensando"
cm 20 x 34
inchiostro di china su carta/ pennello e penna di bambù
2014





Stanca di nuotare in tutte le sfumature dell'azzurro,
Yemaya chiese alla sorella Oshun
di farle conoscere acque di diverso colore. 
Oshun l'accompagnò allora lungo un fiume 
che tagliava come lama la selva.
Subito il verde della foresta di Oggun e di Osain
 accolse i loro passi che avvolse in bellezza primitiva.
Fu un percorso alchemico quello delle due dee, 
irto di difficoltà, a tratti estenuante.

Quanta fatica per raggiungere il lago d'oro

che solo Oshun conosceva! 
Ma quando vi giunsero all'imbrunire,
Yemaya non credette ai propri occhi.
Le acque di Oshun erano ora  miele,
ora rame, ora fuoco incandescente.
Nessuna traccia d'azzurro.
Solo ORO, ORO, ORO.
Yemaya vi si immerse con lentezza,
come per indossare un prezioso abito da regina.
 Erano calde le acque di sua sorella,
misteriose, rare.
La cotorra 
le diede il benvenuto
 intonando un canto con voce umana,
si affrettò a salutarla con veloce battito d'ali,
 lucidò per lei le sue piume da bandiera cubana.
E la Grande Madre iniziò pian piano a nuotare 
accarezzata da una leggera increspatura,
mentre il sole aranciato e lontano 
scendeva veloce nel suo mare.

*  





domenica 29 giugno 2014

UNA SENTIERO NEL BOSCO



 Sentiero sul Monte Bracco - La montagna di Leonardo (Cuneo)


Oltre le felci in cerca d'avventura
dove porterà il sentiero?
Ad un percorso più impervio?
Ad un pianoro gentile?
 "...in una selva oscura
che la diritta via  era smarrita?"
Ad ogni passo una domanda.
Così è la vita.

domenica 1 giugno 2014

ROSITA FIGLIA DI OCHUN




Maria Giulia Alemanno © Rosita hija de Ochún, particolare
acquerello liquido e matita copiativa su carta


Si perdeva  nella selva delle proprie fantasie
Rosita figlia di Ochun.
La dea la seguiva da lontano
lasciando cadere gocce di miele 
sul suo cammino.
L'irrealtà le era familiare,
l'illusione amica.


IL MAR DI JIBACOA




Recuerdo del mar de Jibaco
© Maria Giulia Alemanno
Tecnica mista su carta Fabriano - 2011


Ricordo del Mar di Jibacoa
dove la selva  incontra i mille azzurri
dell’acqua.
Mare di madrepore e coralli
collana di Cuba
regno di Olokun e Yemaya.
Pensieri profondi
di una donna.
Oltre la barriera.




Jibacoa snorkeling in Cuba







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venerdì 30 maggio 2014

MERCEDES VIVEVA IN UN SOLAR....




Mercedes
inchiostri di china e acquerello di Maria Giulia Alemanno ©
cm 16,5 x 11,5
2013
L'opera appartiene alla serie: Piccole donne di carta.
ed è stata esposta nel Foyer del Teatro Viotti di Fontanetto Po (Vercelli)
nella personale "Le Inquiete" - marzo 2014 


Mercedes viveva in un “solar ” tra cento altre persone,

un pueblo verticale e vociante nel cuore dell’Avana.

Sognava il silenzio per poter scrivere e creare

le sue bamboline “bin bun ban”

dal doppio corpo ed il doppio cuore,

anche loro con turbanti colorati 


e la pelle scura come la sua,

proiezioni di sè, 

della propria storia, 

delle proprie radici.

Ma il silenzio s’annidava nella selva,

dove Osain cercava erbe

per curare corpo ed anima.



Mercedes - Sguardo