sabato 24 maggio 2014

OTTAWA E LA REALTA' A QUADRETTI



Effetto Ottawa.

In quel pomeriggio 
di cielo grigio su Ottawa 
tornai a vedermi bambina.  
A scuola la maestra ci imponeva di disegnare 
su fogli a quadretti per insegnarci, diceva, 
“a controllare un giorno la realtà”.

Niente di più inutile.

Dopo tanti anni il foglio a quadretti 
mi appariva  smisuratamente  dilatato
 per accogliere, 
nella modernità di un grattacielo, 
le linee e i colori della città antica.

Effetto estraniante.

E proprio non riuscivo a controllare 
nè la realtà nè i pensieri, 
perchè tutto sembrava continuamente mutare 
in quello specchio gigante 
come nel Luna Park delle Mille Illusioni 
che è, in fondo, la vita.

SOTTO LE FRONDE DI IROKO

Autoritratto con IROKO, la Ceiba
acrilico su tela di sacco
cm 180 x 115
2007

Ci si sente protetti sotto le fronde di Iroko,
la ceiba, rifugio di tutti gli dei 
dell'Olimpo Yoruba.
Ci si siede e si pensa
a come affrontare la vita,
provando a sorridere,
pensando che si è parte di un flusso
da cui è saggio lasciarsi portare.

LA FARFALLA



Maria Giulia Alemanno : La Farfalla
inchiostro di china su carta -
pennello e canna di bambù
2013


Lasciala andare.
E' così breve la vita.


APPARIZIONE DEL CAMPANILE DI FONTANETTO PO



Il campanile di Fontanetto Po (Vercelli) dalla strada sterrata che porta al fiume


Andarmene sola in campagna, 
guardare le risaie, 
seguire le curve dei fossi,

questo da qualche tempo faccio, 
sicura d’avere più conforto dal mio girovagare

che non dall’aprire i giornali, 
leggere le notizie, 
nutrirmi di catastrofi.

Ed ogni tanto mi aspettano apparizioni,

come questa del campanile di Fontanetto Po

che metafisico emerge dal nulla.

Stanca di volgarità
cerco poesia.


mercoledì 21 maggio 2014

LA MIA COPPIA DI CONTADINI PER CRESCENTINO




Maria Giulia Alemanno: Due contadini per Crescentino
Sagome ritagliate su legno, 
tempera,
 ognuna cm 180 x 100
1995


Faceva un gran caldo quell’estate del ‘95 a Crescentino, il caldo umido delle nostre risaie. Marinella Venegoni, per la prima volta sindaco, mi chiese di realizzare due tabelloni per la festa d’agosto della Madonna del Palazzo, da sempre occasione, come quella di San Crescentino agli inizi di giugno, d’incontro ed aggregazione della gente del paese.

Decisi di dipingere una coppia di contadini a grandezza naturale,  ispirandomi ai tanti che da bambina  avevo  visto muoversi nella nostra terra, lui col cappello e il fazzoletto legato al collo, lei con l’abito a fiorellini, elegante nella propria modestia.  Li circondai dei fiori che in quel momento abbellivano il nostro cortile, viole del pensiero variopinte e gerani rosso fragola ed aggiunsi cesti di frutta e di verdura che arrivavano direttamente dall’ orto al di là della strada, pesche, albicocche e mele, melanzane, peperoni sedani e lattuga.

I due mi fecero compagnia per molti giorni, la gioia del vederli prendere forma mi  fece dimenticare il  caldo sempre più opprimente  e un poco mi dispiacque lasciarli andare. Li fotografai dunque davanti alla porta della stalla per conservarne il ricordo. 
“Il distacco, in fondo, - mi dissi -  non è che  uno dei mille giochi della vita”.

Ora vivono nel lungo corridoio del Comune, al centro di Crescentino. Anche le sagome hanno un destino.

YAMILA SUL MALECÓN DI L'AVANA



Maria Giulia Alemanno: Yamila del Malecón, 
matita copiativa, tempera e acquerello su cartone 
cm 23 x 35
2010

Yamila era solita uscire nell’ora 
in cui  le sirene s’apprestavano a dormire. 
Percorreva lentamente il Malecón, 
austera e preziosa come un’ antica regina. 
Da un lato la lunga striscia di case,  
fresche di pittura o corrose dal tempo e dal sale.
 Dall’altro il mare, 
cupo come una notte 
che non ha mai conosciuto la luna.

Da anni ormai, fin da quando era bambina 
ed abitava in un solar di Centro Avana, 
dove le voci di tutti s’intrecciavano 
in un frastuono delirante 
che mai lasciava tregua ai pensieri,  
aveva rincorso il suono del silenzio 
perché nel silenzio pensava d’incontrare gli dei. 
Solo quando le era dato spartire 
la linea infinita del Malecón  
con  l’ultimo suonatore di tromba 
indifferente e solitario, 
s’avvicinava all’acqua, 
ascoltava le onde 
e pian pian piano, 
dapprima flebili poi sempre più nitide, 
le giungevano le voci di Yemayá e di Olokun, 
una dalla spuma l’altra dagli abissi.
 E le ripetevano ogni volta  ossessive la stessa frase, 
che anche lei era figlia del mare 
ed al mare un giorno sarebbe tornata.

Maria Giulia Alemanno

martedì 20 maggio 2014

SILENZIO DEL MARE AI BALZI ROSSI




Maria Giulia Alemanno: Silenzio del mare ai Balzi Rossi, 
tecnica mista su carta - 2009

In mezzo a tanto rumore, a tante parole urlate, 
mi piace a volte  pubblicare alcune perfette non-notizie . 
Gocce di pensiero. 
Perle di saggezza. 

Queste me le ha mandate, rigorosamente in busta chiusa 
come si usava una volta, 
arricchite con note a mano a margine, 
Vito Faiuolo, giornalista e uomo di cultura 
che ben conosce il senso ed il valore delle attese. 
Le ha imbucate in Val di Susa in un giorno di sole 
e sono arrivate qui in pianura con i tempi lenti 
della posta normale, lontani anni luce da quelli 
della posta elettronica che tritura attimi e fusi orari. 
Ricevere lettere di amici, e non raccomandate di avvocati 
o di uffici pubblici, è ormai diventato un privilegio 
ed un dono raro. Da apprezzare, gustare e spartire , 
in silenzio, 
quando il messaggio è balsamo per l’anima di tutti. 


IL SILENZIO

Tutti hanno paura del silenzio.

Tutti si sforzano di uccidere il silenzio.

Anche nei monasteri
spesso c’è poco silenzio.

Perché appena l’uomo fa silenzio

comincia a comunicare con se stesso.

Appena l’uomo fa silenzio

comincia a vedere dentro di sé.

E vedere dentro di sé fa paura.

La prima regola della preghiera

è forse imparare a far silenzio.

Non basta però il silenzio esteriore.

Sovente il nostro silenzio

è pieno di chiasso:
è un silenzio rumoroso.

Chi non è capace a far silenzio

difficilmente arriva alla preghiera.

Ma non basta il silenzio della bocca,

ci vuole 
il silenzio dela fantasia,

il silenzio delle emozioni,

il silenzio del cuore.

Dio ci tocca solo nel silenzio.

Noi tocchiamo Dio solo nel silenzio.

E’ per questo che il silenzio è creativo.

E’ per questo 
che i momenti più grandi dell’uomo

sono sempre momenti
di profondo silenzio.

E’ per questo 
che i momenti più grandi della scienza

sono momenti di assoluto silenzio.

Quando l’uomo è nel puro pensiero,

nella pura creatività,

si trova solo davanti a se stesso

e davanti a Dio.


Bisogna creare isole di silenzio

intorno a noi
 
e nelle nostre occupazioni:

Sono isole di difesa,

sono isole di ripresa.

Chi si abitua nelle sue occupazioni

a creare spazi di silenzio

entra facilmente in comunicazione con Dio.

Occorre creare isole di silenzio

per non essere soli.

Occorre creare isole di silenzio

nelle occupazioni più assorbenti,

per non essere dei travolti,

per dominare le cose

e non lasciare che le cose ci travolgano.

Dio ci vuole dominatori delle cose,

non fuscelli travolti dalle acque.

★✹