martedì 30 gennaio 2018

DUE FIGURINE SU FONDO NERO

Due figurine
matita a più colori su carta
elaborata in negativo
2006

Come su una piccola lavagna tascabile
ecco due figurine disegnate con tratto veloce.
Indipendenti l'una dall'altra,
ognuna assorta nei propri pensieri.
Casualmente insieme
appartengono a storie diverse.
Non comunicano,
non dialogano.
Nulla di strano.
Capita anche nella vita.



E' la prima volta che accade e non cancello, come testimonianza di una stanchezza sempre più pesante. Questo stesso disegno l'avevo pubblicato nel giugno del 2017 accompagnato da altre parole. Completamente cancellato dalla memoria, segno che da queste parti ho transitato molto meno.
E pensare che una volta riempire questi piccoli spazi era un piacere ed uno sfogo, un modo di stare con me stessa e al contempo aprirmi, seppure virtualmente, al mondo.
Si cambia ahimè, e anche velocemente, non perché lo si desideri, ma per gli accadimenti che governano la nostra esistenza. Sul viso compaiono ragnatele di rughe e nell'anima solchi profondi. E non si hanno semi da piantare.

venerdì 20 ottobre 2017

PICCOLE ROSE SU SFONDO FUCSIA


Piccole, profumate, antiche
su un tavolo color fucsia.
Vi ho raccolte in giardino
in un pomeriggio di mezza estate
per farmi un regalo.
Basta poco per sentirsi meglio,
mie care rose!

giovedì 31 agosto 2017

IO INTORNO A MONCALVO

 Colline intorno a Moncalvo n.2
pastelli a olio su carta
cm 11,5 x 16,5
2017
della serie " Piccoli viaggi di carta"

Ripercorrere su carta le colline che amo
 è sempre una grande emozione.
Il ricordo le rende quasi astratte
 in una sintesi di tratti e di segni.
Il foglio diventa
prato, bosco, zolla.
E cielo appena accennato
che si perde lontano.



lunedì 19 giugno 2017

DUE FIGURINE SU FONDO NERO

Due figurine
pastello multicolore su piccolo foglio di carta
elaborazione al computer su fondo nero
2006

Nate su fondo bianco
dopo oltre dieci anni
le vedo sul nero.
La vita cambia.
il computer aiuta a raccontare
il mutamento interiore.


sabato 3 giugno 2017

DA TEMPO NON SCRIVO PIÙ


Civetta di Yewá e profilo di antenato
particolare di "Yewá"
acrilico su tela,
cm 200 x 113
2016
del ciclo "Las Muerteras y los Ancestros"
esposto nel gennaio 2017 al Museo Casa de África di L'Avana, Cuba

Mi accorgo ora che gli ultimi due post pubblicati quest'anno,
quattro in tutto da gennaio, davvero pochi!
iniziano con la frase:
"Da tempo non scrivo più..."
ripetizione inconscia
che ben sintetizza la mia assenza dalla rete.
Il mondo non crolla senza di me,
la ruota continua a girare,
e la mancanza di un pixel nell'immensa immagine
di certo non si nota. 
Ma perché il mio iniziale entusiasmo
si è pian piano spento?
Mi sono  forse stancata del gioco
che tanto mi appassionava?
Un poco sì, ad essere sincera.
 Il mio piccolo ego non ha la stoffa del mattatore
e non sgomita per essere protagonista. 
Preferisce ascoltare la voce
dagli antenati che gli sono apparsi sulla tela, 
insieme a Yewá, Obba e Oyá Yansá,
le tre Muerteras dell'Olimpo Yoruba.
Ha molto bisogno di solitudine
e soprattutto di saggezza.



QUASI UN SELFIE AD INCHIOSTRO

Quasi un selfie ad inchiostro
cm 29,5 x 21
2016

Da tempo non scrivo più
intrappolata nei grovigli di parole della rete.
Sono tante, troppe, spaventosamente invadenti.
S'intrecciano come edera,
distruggono i pensieri.
Cerco un angolo vuoto
in cui rifugiarmi,
una capanna spartana costruita nel nulla
dove ritrovare la mia pace e i miei silenzi.
La incontro, forse, nei segni veloci
che traccio sul foglio,
 nelle macchie d'inchiostro annacquato,
negli spazi bianchi
che sono pelle e sfondo.
Quasi un selfie impietoso
senza i trucchi del fotoritocco
che sfumano, levigano, abbelliscono.
Rifuggo la finzione. 
Lo sguardo dica
che non sono più una bambina. 



sabato 22 aprile 2017

PROGETTO/DESIDERIO PENSANDO A "LAS MUERTERAS Y LOS ANCESTROS"

In studio 
Preparazione della mostra "Las Muerteras y los Ancestros"
esposta nel gennaio 2017 al Museo Casa de África , L'Avana - Cuba


Da tempo non scrivo. Rifiuto le parole. 
Vorrei dipingere e non posso.
La vita mi sta imponendo ritmi e regole che non mi piacciono, 
catene che vorrei spezzare
 come quelle degli schiavi 
nati dal profondo del cuore 
per la mostra alla Casa de África. 
Ho trascorso con loro tanto tempo, 
ne ho condiviso il  dolore. 
Li ho amati. 
Sento che altri mi chiedono di esprimersi 
perché il coro, già grande, ha ancora bisogno di voci. 
Ce la farò a portare sulla tela nuovi fantasmi
dagli occhi senza luce
e la pelle d'ebano?
Sì, 
se i loro Orishas lo vorranno...