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lunedì 19 giugno 2017

DUE FIGURINE SU FONDO NERO

Due figurine
pastello multicolore su piccolo foglio di carta
elaborazione al computer su fondo nero
2006

Nate su fondo bianco
dopo oltre dieci anni
le vedo sul nero.
La vita cambia.
il computer aiuta a raccontare
il mutamento interiore.


sabato 31 ottobre 2015

PICCOLE STREGHE VOLANTI A L'AVANA NELLA CASA DE LA OBRAPIA

Ritratto con streghette a Cuba.

C'era una volta una coppia
 di piccole streghe volanti nella Casa de la Obrapia,
nel cuore coloniale di L'Avana,
e dietro di loro una giovane donna elegante.
L'abito delle streghe era più nero della pece,
quello di lei bianco come la spuma del mare.
Gliel'aveva regalato Obatalá,
signore della luce, perché
il buio non le facesse mai paura.
La videro i bimbi della classe de la Obrapia
ed ognuno le dedicò una storia.
Nessuno parlò di Halloween.
Molti dissero invece che las brujas 
erano i cattivi pensieri
che si allontanavano
per lasciarla vivere serena.



domenica 22 marzo 2015

LIGNOLA D'ACQUERELLO


 Lignola - Frammento (Crescentino, Vercelli)
acquerello su carta Fabriano
2007

Per me la Lignola, 
più volte risolta con tecniche diverse,
è sempre stata un angolo magico di Crescentino.
Un tempo aveva colori meno violenti di quelli di oggi,
più armonici al paesaggio, 
più adatti a specchiarsi nell'acqua, 
ed anche ad essere dipinti.
Ma un pittore si prende le proprie libertà
e dipinge non tanto quel che vede
quanto piuttosto quello che vorrebbe vedere.
E lascia anche ampi spazi di bianco sospeso,
in cielo, in risaia, tra gli alberi e i muri.
La realtà non li prevede,
l'immaginazione si.
Fa sempre bene immaginare...

mercoledì 11 marzo 2015

ANEMONI DIPINTI PER LA "SIGNORINA" BIANCO









Anemoni su piatto di ceramica, 1965
 dipinti durante l'ora di Economia domestica.
Scuole Medie di Crescentino (Vercelli) 


Ci sono persone che più di altre appartengono all’anima collettiva di un paese e, quando se ne vanno, chi le ha conosciute sente allontanarsi una piccola parte di sé. Rita Bianco era una di queste. Insegnante di molti, amica di tutti.
Nonostante si fosse sposata ed avesse avuto un figlio, per me è sempre rimasta la signorina Bianco, come la chiamavo quando era la mia professoressa di Economia domestica alle Medie di Crescentino. Ho di quel periodo un ricordo tenero ed intenso, consapevole di quanto quell’andare a scuola con gioia abbia influenzato il  percorso della mia vita.
La mia classe, tutta femminile, era accompagnata e seguita da un gruppo di docenti coesi e straordinari. Si chiamavano Nella Gozzola, Piero Bosso, Bianca Villa. La prima, severissima ma ironica e divertente, ci insegnava  Lettere, Latino e  Storia, il secondo, artista a tutto tondo, ci contagiava con il suo immenso amore per l’Arte, la terza, bella come Grace Kelly, era la nostra elegante professoressa di Ginnastica. E poi c’era lei, la signorina Bianco, calma, rassicurante, discreta. Economia domestica l’avevamo al pomeriggio  ed erano ore rilassanti destinate ad apprendere sempre qualcosa di utile. 
Erano gli anni sessanta e, nonostante i miraggi del boom economico, la gente credeva fortemente alle regole del recupero, retaggio, oltre che della saggezza contadina,  dei tempi bui della guerra. Ci si pensava due volte, anzi tre, prima di buttare qualcosa, sicché le nostre famiglie erano felicissime che anche a scuola ci insegnassero ad attaccare un bottone, cucire un orlo, fare le presine con la lana d’avanzo.  La signorina Bianco, che al buon senso sapeva unire una grande creatività,  aveva il dono di rendere belle anche le cose più modeste. “Avete in casa un pezzo di tela?- chiedeva -Bene, ne facciamo un asciugamano o una tovaglietta per il tè. Tu lo finisci con un orlo a giorno, tu lo ricami a punto croce, tu a punto erba, tu a punto catenella…” Ecco fatto. Ognuna di noi, con poco o niente, grazie a lei, riusciva a fare qualcosa di originale. Ed anche gli sbagli venivano serenamente recuperati.   
Al mercato  o forse nello storico negozio di Pistochini, mia madre e la zia Lidia, avevano comprato della stoffa a quadretti: bianca e azzurra per me, bianca e rossa per mia cugina Ina (tre mesi di differenza tra noi, dunque stesse classi  dall’asilo alle medie). L’intenzione era di farne due vestagliette. La signorina Bianco ci spiegò come tagliarle sul cartamodello, poi come imbastirle, provarle, se era il caso riprenderle, finalmente cucirle. Eravamo esaltate, ci sentivamo già sarte provette e chiedemmo di poterle portare a casa per continuare il lavoro da sole. Ce lo concesse. Il giorno dopo, folgorate da irresistibile illuminazione, in assoluta sintonia, decidemmo di abolire "le pinces". Zac… zac… e due orrende voragini si aprirono proprio sul davanti, improponibili, irrecuperabili.
A scuola la signorina Bianco non fece una piega: “Pazienza- disse con la solita calma- le trasformiamo in grembiuli”. E furono gli stessi, con la pettorina,  che vedemmo girare in casa per anni.
Ci insegnò anche a tenere i conti della spesa – cosa impraticabile oggi – a montare la panna e a fare la torta margherita. Già… Margherita era il suo vero nome, in omaggio alla nonna, la mitica Garetin, una donnina sempre vestita di nero nel suo negozietto a metà tra la merceria e la cartoleria, ricavato in una vecchia casa, anche questa minuscola, affacciata su via Roma, là dove ora, mi pare,  si vendono fiori.  La Garetin era un’istituzione per i bambini delle elementari ed i ragazzi delle medie. Da lei si compravano, temperini, gomme, pennini – preziosissimi quelli dorati a forma di tour Eiffel – che avvolgeva con cura in sacchettini di carta minimali, perfettamente in linea con lo spirito del negozio. Credo che dalla nonna Garetin la signorina Bianco abbia appreso, senza troppa fatica, a praticare l’arte rara e preziosa della gentilezza.
Mi rendo conto di scrivere con nostalgia di un mondo scomparso, di una Crescentino che ormai si ritrova soltanto più nelle rare cartoline da collezione. Tutto passa ma i ricordi rimangono  come alimento basilare dell'esistenza. Chissà perché, ero convinta che in una delle foto di classe ci fosse anche la signorina Bianco. Non è così… significa che le assenze di persone speciali sono comunque percepite come  presenze che ci aiutano, anche nei momenti più difficili,  a guardare alla vita con occhi sereni. 
Ho però trovato – della serie, nulla si butta se ha un senso - un piatto di ceramica ormai sbrecciato su cui lei mi aveva insegnato a dipingere a terzo fuoco, avvicinandomi per prima ad una passione che ho poi sempre coltivato. E’ con l’immagine di quegli anemoni ingenui che voglio salutarla: fiori semplici che  sbocciano a primavera, simbolo della sua  commovente delicatezza.

Un abbraccio di grande affetto e grazie, grazie di cuore, cara signorina Bianco.

Mariella (come mi chiamava lei)

giovedì 5 febbraio 2015

NEVE VERA, NON INVENTATA, SU CRESCENTINO


Neve di febbraio su Crescentino (Vercelli)


Non sbagliano ormai le previsioni del tempo....
avevano detto che alle 10 del mattino 
avrebbe iniziato a nevicare.
Alle 10 in punto ho visto i primi fiocchi...
e per tutto il giorno è scesa su di noi la neve di febbraio,
coi suoi coriandoli di un Carnevale in bianco.





domenica 6 luglio 2014

DUE GALLINE IN NERO



Due galline in nero
elaborazione in negativo di un disegno
 a inchiostro blu su carta bianca
cm 12,5 x 16,5
1981

Se è vero che gallina vecchia fa buon brodo,
il brodo di queste due dovrebbe essere buonissimo.
Le schizzai una vita fa su un foglietto bianco lucido,
ora diventato nero grazie ai miracoli della tecnologia.
Look rinnovato, come va di moda.
Non mi dispiacciono.
Sembrano il disegno dal vero di una vecchia maestra
 sulla lavagna di una piccola aula di montagna,
 copiate dalla  finestra 
che dà sul prato di una grangia.
Mancano il cane, il maiale, la mucca.
Ma siamo alla lettera G.
G di gallina e G di gallo.
Che qui, ragazzi, non c'è
perché, come al solito,
il re del pollaio
 è andato a farsi un giro da un'altra parte.



sabato 7 giugno 2014

PLUMERIA E IL BIANCO




Maria Giulia Alemanno © Plumeria
inchiostri di china su carta
cm 21 x 15
2014


Benchè non fosse un'iniziata,  
Plumeria amava vestirsi di bianco.
Era sempre stato così, fin da piccola,
quando la nonna paterna le aveva confezionato 
il primo abitino con uno scampolo di piquet 
che aveva poi ricamato a nido d'api sul davanti,
bianco su bianco,
incantevole.
Non c'è dubbio che in questa sua scelta radicale
avessero avuto una forte influenza anche i racconti della madre, 
che  le aveva dato il nome rarissimo di Plumeria,
 per poter ricordare, tramite lei, 
il primo fiore carnoso, 
naturalmente bianco,
  regalatole da Andrés, 
il giovane "guajiro" dalla pelle ambrata,
destinato a diventare suo marito.
La madre le parlava poi sempre 
delle lenzuola candide stese ad asciugare 
nella prima "finca" che lei e Andrés 
erano riusciti a conquistare col sudore della fronte,
lungo la strada che conduceva a Cardenas,
una costruzione senza pretese col tetto di paglia
ed i muri dipinti di calce bianca, 
che ad entrambi sembrava una reggia,
tanto il loro amore riusciva 
a nobilitare la realtà più modesta.
"Eravamo un re e una regina in un castello
 circondato dalle palme reali
- era solita ripeterle-
E dovevi vedere che bellezza 
le nostre lenzuola bianche
gonfiate dal vento! 
Sembravano bandiere di Obatalá,
o vele di galeoni pronti a salpare
alla conquista delle Indie".
Quando crebbe, Plumeria prese a consegnare i propri desideri
alle nuvole che attraversavano  cieli saturi d'azzurro
 e presto imparò ad  identificarsi con una nube algida
così da poter affidare, per maggior sicurezza,
i propri sogni soltanto a se stessa.
La sua vita scorreva serena,
arricchendosi ora dopo ora
di pensieri elevati,
nei quali il bianco
si trasformava in purissima luce.