mercoledì 18 marzo 2015

VERSO BORGATA BRONDINI


Verso Borgata Brondini (Comune di San Front, Valle Po - Cuneo)
pastelli a olio su carta
cm 11,5 x 16,5
2015
della serie Piccoli viaggi di carta


Più ci si avvicina a Borgata Brondini
più la natura s' aggroviglia
in trame inestricabili
come maglie di lana infeltrita.
Il villaggio, poco oltre,
è regno di fantasmi.
Case di pietra abbandonate,
diroccate, cadenti.
Qualche piatto sporco di terra, 
un bicchiere, una ciotola,
lenzuola e coperte lasciate in disordine
 per una fuga forse meditata,
  ma che pare improvvisa.
Pochi resti di una civiltà montanara
racchiusi in una conca selvaggia,
prezioso scrigno di memoria
lasciato aperto,
come molti altri ormai dimenticato.


domenica 15 marzo 2015

VELOCEMENTE IN VAL SOANA


Velocemente in Val Soana
pastelli a olio su carta
cm 11,5 x 16,5
2015


Vanno così veloci il pensiero e la mano
da ignorare la presenza 
di un gruppo di piccole case.
Prati e boschi,
sentieri nascosti.
Voglia di libertà. 


mercoledì 11 marzo 2015

ANEMONI DIPINTI PER LA "SIGNORINA" BIANCO









Anemoni su piatto di ceramica, 1965
 dipinti durante l'ora di Economia domestica.
Scuole Medie di Crescentino (Vercelli) 


Ci sono persone che più di altre appartengono all’anima collettiva di un paese e, quando se ne vanno, chi le ha conosciute sente allontanarsi una piccola parte di sé. Rita Bianco era una di queste. Insegnante di molti, amica di tutti.
Nonostante si fosse sposata ed avesse avuto un figlio, per me è sempre rimasta la signorina Bianco, come la chiamavo quando era la mia professoressa di Economia domestica alle Medie di Crescentino. Ho di quel periodo un ricordo tenero ed intenso, consapevole di quanto quell’andare a scuola con gioia abbia influenzato il  percorso della mia vita.
La mia classe, tutta femminile, era accompagnata e seguita da un gruppo di docenti coesi e straordinari. Si chiamavano Nella Gozzola, Piero Bosso, Bianca Villa. La prima, severissima ma ironica e divertente, ci insegnava  Lettere, Latino e  Storia, il secondo, artista a tutto tondo, ci contagiava con il suo immenso amore per l’Arte, la terza, bella come Grace Kelly, era la nostra elegante professoressa di Ginnastica. E poi c’era lei, la signorina Bianco, calma, rassicurante, discreta. Economia domestica l’avevamo al pomeriggio  ed erano ore rilassanti destinate ad apprendere sempre qualcosa di utile. 
Erano gli anni sessanta e, nonostante i miraggi del boom economico, la gente credeva fortemente alle regole del recupero, retaggio, oltre che della saggezza contadina,  dei tempi bui della guerra. Ci si pensava due volte, anzi tre, prima di buttare qualcosa, sicché le nostre famiglie erano felicissime che anche a scuola ci insegnassero ad attaccare un bottone, cucire un orlo, fare le presine con la lana d’avanzo.  La signorina Bianco, che al buon senso sapeva unire una grande creatività,  aveva il dono di rendere belle anche le cose più modeste. “Avete in casa un pezzo di tela?- chiedeva -Bene, ne facciamo un asciugamano o una tovaglietta per il tè. Tu lo finisci con un orlo a giorno, tu lo ricami a punto croce, tu a punto erba, tu a punto catenella…” Ecco fatto. Ognuna di noi, con poco o niente, grazie a lei, riusciva a fare qualcosa di originale. Ed anche gli sbagli venivano serenamente recuperati.   
Al mercato  o forse nello storico negozio di Pistochini, mia madre e la zia Lidia, avevano comprato della stoffa a quadretti: bianca e azzurra per me, bianca e rossa per mia cugina Ina (tre mesi di differenza tra noi, dunque stesse classi  dall’asilo alle medie). L’intenzione era di farne due vestagliette. La signorina Bianco ci spiegò come tagliarle sul cartamodello, poi come imbastirle, provarle, se era il caso riprenderle, finalmente cucirle. Eravamo esaltate, ci sentivamo già sarte provette e chiedemmo di poterle portare a casa per continuare il lavoro da sole. Ce lo concesse. Il giorno dopo, folgorate da irresistibile illuminazione, in assoluta sintonia, decidemmo di abolire "le pinces". Zac… zac… e due orrende voragini si aprirono proprio sul davanti, improponibili, irrecuperabili.
A scuola la signorina Bianco non fece una piega: “Pazienza- disse con la solita calma- le trasformiamo in grembiuli”. E furono gli stessi, con la pettorina,  che vedemmo girare in casa per anni.
Ci insegnò anche a tenere i conti della spesa – cosa impraticabile oggi – a montare la panna e a fare la torta margherita. Già… Margherita era il suo vero nome, in omaggio alla nonna, la mitica Garetin, una donnina sempre vestita di nero nel suo negozietto a metà tra la merceria e la cartoleria, ricavato in una vecchia casa, anche questa minuscola, affacciata su via Roma, là dove ora, mi pare,  si vendono fiori.  La Garetin era un’istituzione per i bambini delle elementari ed i ragazzi delle medie. Da lei si compravano, temperini, gomme, pennini – preziosissimi quelli dorati a forma di tour Eiffel – che avvolgeva con cura in sacchettini di carta minimali, perfettamente in linea con lo spirito del negozio. Credo che dalla nonna Garetin la signorina Bianco abbia appreso, senza troppa fatica, a praticare l’arte rara e preziosa della gentilezza.
Mi rendo conto di scrivere con nostalgia di un mondo scomparso, di una Crescentino che ormai si ritrova soltanto più nelle rare cartoline da collezione. Tutto passa ma i ricordi rimangono  come alimento basilare dell'esistenza. Chissà perché, ero convinta che in una delle foto di classe ci fosse anche la signorina Bianco. Non è così… significa che le assenze di persone speciali sono comunque percepite come  presenze che ci aiutano, anche nei momenti più difficili,  a guardare alla vita con occhi sereni. 
Ho però trovato – della serie, nulla si butta se ha un senso - un piatto di ceramica ormai sbrecciato su cui lei mi aveva insegnato a dipingere a terzo fuoco, avvicinandomi per prima ad una passione che ho poi sempre coltivato. E’ con l’immagine di quegli anemoni ingenui che voglio salutarla: fiori semplici che  sbocciano a primavera, simbolo della sua  commovente delicatezza.

Un abbraccio di grande affetto e grazie, grazie di cuore, cara signorina Bianco.

Mariella (come mi chiamava lei)

martedì 10 marzo 2015

DONNE DI CARTA RIUNITE GUARDANDO AL FUTURO


Maria Giulia Alemanno © Donne di carta riunite
inchiostri di china e acquerello su piccoli fogli 
2013

E dopo la festa
 continuiamo ad unire i nostri sguardi
ed i nostri pensieri
per costruire tutte insieme
un mondo migliore.

sabato 7 marzo 2015

STORIE DI DONNE CHE FANNO LA DIFFERENZA: l'incontro-dibattito dell' 8 MARZO a MONREALE nelle parole di ENZA BRUNO


Mimose pensose - particolare
inchiostri di china e acquerello su carta
2010

STORIE DI DONNE CHE FANNO LA DIFFERENZA

Incontro-dibattito l’8 marzo a Monreale 
presso la Chiesa degli Agonizzanti



Essere donne oggi è un vero e proprio rompicapo. Parlare di noi stesse ci mette in crisi, abbiamo sempre tanto da fare e viviamo un’ansia da prestazione che ci annienta. Ci imponiamo ritmi e carichi di lavoro insostenibili che ci fanno stramazzare sul divano tutte le sere vittime di un inutile delirio di onnipotenza che ci siamo cucite addosso da sole, come un cappotto sdrucito del quale non vogliamo disfarci.
Ci imponiamo di essere sempre efficienti, belle, desiderabili, intelligenti, forti, ma non siamo in grado di riconoscere i nostri veri bisogni fatti di cose semplici e sentimenti sinceri. Pur sapendo che ci poniamo degli obiettivi assolutamente irraggiungibili fatichiamo, come matte, per un traguardo che si allontana sempre di più lasciandoci un forte amaro in bocca e malgrado ciò continuiamo ad affannarci per essere sempre all’altezza della situazione. Allora io penso, care amiche, torniamo ad essere slow, facciamoci del bene e quest’8 marzo 2015 “Regaliamoci la consapevolezza di quanto valiamo”. 

Con “Storie di donne che fanno la differenza” noi dell’Associazione Mons Realis abbiamo voluto porre l’accento sul fatto che nessuna di noi ha bisogno di  rincorrere miti irraggiungibili perché ciascuna nel proprio campo, affettivo, lavorativo personale è già speciale, basta prenderne coscienza. Abbiamo voluto mettere insieme donne che “ce l’hanno fatta”, non superando qualcun altro, ma perché sono riuscite, più e prima di noi, semplicemente a imostrare il proprio valore, la propria competenza, la propria professionalità, la propria personalità, con la consapevolezza di essere una componente essenziale di una società, che non può fare a meno di nessuna di noi. 

Per parlare di tutto questo, per conoscerci e per dare qualche dritta alle più giovani, le quali hanno tanto bisogno di essere valorizzate e apprezzate, incontriamoci a Monreale, presso la Chiesa degli Agonizzanti in Piazza Guglielmo II,  domenica 8 marzo 2015 alle 16.30. E mi raccomando portate i vostri mariti, i vostri compagni e i vostri amici perché è a loro che lo dobbiamo spiegare perché per FARE LA DIFFERENZA dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione e con la stessa convinzione, nessuno escluso.

Enza Bruno, curatrice dell'evento

giovedì 5 marzo 2015

STORIE DI DONNE CHE FANNO LA DIFFERENZA - L'8 MARZO A MONREALE E' UN INCONTRO DI CONSAPEVOLEZZA





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Maria Giulia Alemanno: MIMOSE PENSOSE
china e acquerello su carta


STORIE DI DONNE 
CHE FANNO  LA DIFFERENZA 

Incontro-Dibattito 
a cura dell'Associazione Mons Realis 
8 marzo 2015 
ore 16,30 
Chiesa Santa Maria degli Agonizzanti 
Via S. Maria la Nuova 
Piazza Guglielmo II 
Monreale
(Palermo) 

Si ringraziano:
Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
Delegazione Sicilia
Comune di Monreale
Provincia di Palermo

info:


Associazione Mons Realis

Piazza Vittorio Veneto 6
Monreale
Tel.: 0039 3316031426 
email: monsrealis@outlook.com 

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"Sedermi a scuola a leggere libri è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio. Io sono Malala. Il mio mondo è cambiato, ma io no"


Così scrive Malala Yousafzai, simbolo universale delle donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere, la più giovane vincitrice, di sempre, del Premio Nobel per la Pace.
Una piccola-grande donna che ha saputo, con la sua semplicità, con la sua fierezza, ma soprattutto con la sua determinazione, abbattere barriere invalicabili issate dai pregiudizi e dal fanatismo religioso, diventando, anche per noi occidentali, un’eroina, straordinario connubio di normalità ed eccezionalità. 
Adesso tutte noi in quest’8 marzo 2015, vogliamo ringraziarTi raccontando storie meno eccezionali della Tua, cara Malala, ma saranno certamente tutte storie di donne impegnate nell’affermazione dei diritti di tutti e i cui valori saranno trasferiti nelle nostre azioni quotidiane con la stessa forza, la stessa tenacia e la stessa semplicità e dolcezza che Tu, a soli 16 anni, hai saputo insegnarci, facendo la differenza per il mondo e per tutte noi. 

Enza Bruno 

*
Programma dei lavori 

Ore 16.30 
Saluti Istituzionali 

Nadia Olga Granà 
Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Monreale 

Interventi 

Magda Culotta 
Parlamentare nazionale e Sindaco di Pollina 

Maria Antonietta Spadaro
Vice Presidente ANISA
(Associazione nazionale Insegnanti di Storia dell'Arte)

Marta Spera 
Imprenditrice

Enza Cilia
Direttore Centro Regionale Progettazione e Restauro
della Regione Siciliana

Beatrice Moneti
Dirigente Scolastico Istituto Comprensivo Statale
"Antonio Veneziano" - Monreale

Rosi De Gregorio 
Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato 
e Dirigente Sezione Polizia Stradale di Palermo 

Modera i lavori
Enza Bruno

*

Ore 19.00 

Isabella Delia Lo Coco 
In Concerto

Programma 
Polacca in sol #minore 
di Fryderyk Franciszek Chopin 
Sonata n.17 op31 n.2 
di Ludwig van Beethoven 
Ballata n.1 op.23 
di Fryderyk Franciszek Chopin 


Sono felice ed onorata che le mie "Mimose pensose" 
siano state scelte come immagine dell'evento. 
A tutti coloro che parteciperanno, donne consapevoli e uomini che proprio per questo le amano, giungano i segni del mio affetto e della mia passione per la loro isola meravigliosa.

Maria Giulia Alemanno










domenica 1 marzo 2015

L'AQUILONE DEL SIGNOR ROSSI ERA VERDE

L'aquilone verde del signor Rossi
inchiostri di china e pastelli acquerellabili su frammento di carta
2015


Il signor Rossi era un omino di poche parole, 
nè allegro, nè triste,
tendenzialmente insignificante.
Viveva nella periferia di una grande città.
alloggio al quarto piano senza ascensore,
un lavoro come magazziniere in un negozio di corde e cordini,
fin da ragazzo al servizio dello stesso padrone, ormai ottuagenario.
Intorno ai quarant'anni, su consiglio di una zia paterna,
 si era scelto una moglie poco loquace,
donna di chiesa, dedita alle opere di bene,
figura di carta velina, tranquilla e discreta
che mai avrebbe osato interrogarlo 
sulla natura dei suoi scarsi sogni.
Come dire: la donna ideale.
Dunque madamin Rossi non faceva domande
quando il marito usciva di prima mattina 
nelle domeniche di vento,
e si avviava verso il parco
dove già andava a giocare da bambino
(inutile sottolineare che era un tipo abitudinario).
Lì pian piano arrivavano altri omini come lui,
tutti in assoluto silenzio,
tutti dall'aria molto per bene,
e ognuno portava con sé il proprio aquilone.
Ce n'erano di tutte le forme e di tutti i colori,
draghi fosforescenti, velieri volanti,
farfalle variegate, uccelli del paradiso.
Quello del signor Rossi, legato coi cordini del negozio,
 era, manco a dirlo,
essenziale, privo di decori 
ma rigorosamente verde,
il che costituiva per lui il massimo della trasgressione.
Aspettavano tutti il soffio di vento più propizio
per lasciare andare le loro creature
e lassù in alto
l'aquilone del signor Rossi
faceva una gran bella figura,
tanto che gli altri omini bisbigliavano:
"Che grande idea ha avuto Rossi
a volerlo Verde Speranza!"
Che cosa sperasse non lo disse mai.
Ma gli piaceva lanciare in cielo un messaggio
che qualche angelo, forse, avrebbe raccolto,
interrogandosi poi su cosa avrebbe voluto in dono
quel piccolo uomo, in apparenza desideroso di nulla.