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sabato 13 febbraio 2016

PARA OCHÚN

Para Ochún
tecnica mista su carta
2007

Quell'altarino modesto
nell'ombra della sua casa
accoglieva da anni fede e magia.
Ochun amava i girasoli
e lei gliene offriva uno ogni giorno
di prima mattina.
Il giallo le piaceva,
il giallo dell'oro,
 del miele zuccheroso 
e della gelosia.
Come la dea
indossava abiti di sole,
come lei impazziva d'amore,
e come lei fuggiva
verso la foce del fiume
dove l'acqua dolce incontra
le onde salate del mare
e nell'immenso si perde
trovando infine 
l'infinito.


mercoledì 18 giugno 2014

PENSIERI A TERRA



Pensieri a terra. Self portrait
grafite su carta paglierina
cm 11,5 x 16,5
2013

Mi è sempre piaciuto disegnare a terra,
libera e scalza.
I pensieri scorrono meglio,
come nel letto di un fiume.
E se arrivano al mare della mente,
se raggiungono l'immenso,
allora mi sento in paradiso.



mercoledì 14 maggio 2014

DAVANTI ALLE ONDE DEL LAGO SUPERIORE. OMAGGIO A TIM FITZHARRIS




Sul Lago Superiore - Ontario 

© Maria Giulia Alemanno

Pastelli a olio su carta

cm 11,5 x 16,5

2010

Davanti alle onde del Lago Superiore, Ontario
grande ed inquietante come il mare.
Omaggio a Tim Fitzharris
cantore dell'immenso.

Lago Superiore - Ontario - Pittura e parole
Della serie "Piccoli viaggi di carta"


Questo è in assoluto il mio primo piccolo viaggio di carta. Generato in realtà dalla noia, sola com’ero, e soprattutto mi sentivo, in una casa isolata in Quebec, gravata dal peso dell’immensità in cui ero immersa, difficile da reggere anche per il più selvatico dei boscaioli, il mio viaggio mentale lungo le  sponde del Lago Superiore in Ontario si è rivelato l’inizio di una serie di avventure nei territori del ricordo, sparpagliati da un capo all’altro del mondo.
 
Complice inconsapevole di quello che è diventato un vero e proprio progetto, giunto finora a toccare oltre 350 angoli del pianeta Terra, è stato Tim Fitzharris, grande fotografo canadese, di cui in un cassetto, trovai, riprodotte in cartolina, una serie d’immagini sature di colore, forza e poesia.
 Sentii di dover ripercorrere su un minuscolo foglio marrone, gli stessi passi che lo avevano portato fin lassù. 
Grazie a quei passi che un giorno di tanti anni prima erano stati anche i miei, rivissi col pensiero le emozioni provate davanti a quello che mi era apparso come un mare tanto era grande e cupo, un mare d’acqua dolce ma troppo fredda per pensare d’immergersi, profondo ed angoscioso come lo è, a volte, il nostro inconscio. Tutt’intorno foreste e rocce, rocce e foreste di un verde uniforme, acido. 
Ricordo di aver desiderato di trovare, almeno per un attimo, ma invano,  i verdi caldi dell’Italia, ricchi di sfumature, spruzzati di giallo e di viola,  grazie al pointilisme naturale  dei fiori dei nostri prati di montagna. Lo stesso desiderio struggente che ora provavo, in quella casetta in Canadà, mentre fuori scendevano fiocchi, troppo grandi e troppo fitti, di neve.