Visualizzazione post con etichetta Santera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Santera. Mostra tutti i post

sabato 3 ottobre 2015

SANTERA DI YEMAYA AD OCCHI CHIUSI NEL CHIUSO DI UNA STANZA



Santera de Yemayá pensando

inchiostro di china su carta

pennello e penna di bambù

2015

Ad occhi chiusi, 

nel chiuso di una stanza azzurra,

Blanca, santera di Yemayá,
 rincorreva i propri pensieri

in acque burrascose e mulinelli di vento.
 
Por suerte le era accanto una sirena.

 Conosceva gli abissi degli umani,

  
  mitigava sconforto e  solitudine.

Da sola non ce l’avrebbe fatta

a sfidare le tempeste della vita.
La Grande Madre e la sua ancella

le regalavano la forza delle onde,

e lei, lasciandosi trasportare, 

giungeva a spiagge tranquille.
Solo allora apriva gli occhi

alla luce della luna o del sole.

sabato 11 ottobre 2014

SANTERA DAGLI OCCHI GIALLI


Particolare di Santere di Pompei
olio su tela
cm 50 x 70
2005



Aveva gli occhi gialli
come il guscio lucido di una Pomacea bridgesii
e le ali delle mariposas amarillas di Cent'anni di solitudine.
Amava i girasoli e il miele d'acacia.
Respirava il mistero.




venerdì 11 luglio 2014

SIRENA SU UN PICCOLO ALTARE DI SANTERIA



Sirena sul piccolo altare di Santeria
inchiostro di china e acquerello su carta Fabriano


Non poteva mancare sul piccolo altare della casa di Mirta,
santera di Yemaya' da oltre vent'anni, 
una sirena dalla coda bifida.
L'aveva comprata da un venditore ambulante 
sul Malecón di L'Avana,
in un pomeriggio di aria bassa e mare piatto,
uno di quei momenti in cui il caldo ti si spalma sul corpo
togliendoti la forza persino di pensare.
Ecco perché si era fermata davanti alle povere cose del vecchio,
dignitosamente disposte su di un telo azzurro.
Lo aveva fatto per riprendere fiato, 
prima di raggiungere 
la sua unica stanza in Calle San Francisco,
dove non vedeva l'ora di sdraiarsi e dormire.
Fu la sirenetta a chiamarla.
"Portami con te
- iniziò a canticchiare con una cantilena 
che sembrava salire dall'acqua-
portami con te, portami con te, por favor...."
A Mirta parve di risentire il ritornello 
di una canzoncina familiare,
un richiamo che arrivava dalla sua infanzia,
quando con altri bambini giocava in strada
inventandosi il mondo.
Non riuscì a sottrarsi all'incanto.
La comprò per pochi centavos
senza neppure contrattare,
dacché il destino del vecchio 
non era mai stato quello di diventare ricco.
In una manciata di secondi la statuetta fu sua.
Già sapeva dove collocarla:
 sul suo altarito,
dove le avrebbero fatto buona compagnia
un piccolo veliero, un riccio e una stella marina
che Yemaya' le aveva fatto trovare come regalo
 sulla spiaggia di Santa María, 
dopo una violenta mareggiata.
E lì la depose, riservandole il posto d'onore.
Le due code cangianti, che facevano da sostegno
 conferivano alla sirenetta una naturale eleganza.
Mirta ne andava fiera, 
come se avesse acquistato dal vecchio venditore
un grande tesoro.
Ed in effetti per lei lo era,
perché aveva il valore immenso
di ciò che si ama.


mercoledì 18 giugno 2014

OCHUN E IL DESIDERIO DI NORMALITÁ



OCHÚN: Tú y yo unidos 
  tecnica mista su carta Fabriano - 2010 
Maria Giulia Alemanno ©

Per la prima volta nella sua infinita esistenza, Ochun si trovò a pensare che le sarebbe piaciuto accasarsi. Con Changó, naturalmente, il re di tutti gli amori, l’unico fra tutti gli dei che l’aveva fatta sognare. Bello, macho e forte come nessun altro, amante instancabile, guerriero invincibile. L’aveva tradita mille volte e altrettante lei lo aveva ricambiato. Ben si sapeva nell’Olimpo Yoruba che la loro era una storia burrascosa, un groviglio di passioni, liti, fughe e rinnovate tenerezze e nessuno avrebbe mai scommesso  neppure mezzo centavo su una loro convivenza, destinata di certo a durare quanto il battito d’ali di una fragile mariposa. 

Eppure quel pomeriggio d’estate qualcosa di strano era successo in lei quando,  entrata in una grande salone della vecchia Avana dalle vetrate variopinte aperte su un patio saturo d’ azzurro, aveva intravisto  su un muro in penombra  un graffito inciso chissà da chi e chissà quando:

Tú y yo unidos

In altri momenti non ci avrebbe fatto caso ma questa volta una specchiera dorata impietosamente  le rivelò che il tempo passava anche per lei, piccolissime rughe le segnavano i lati della bocca e gli occhi color del miele avevano perso un poco della loro luce misteriosa . Capita a tutte, anche alle dee, di perdere la sicurezza nel proprio fascino, di dubitare, seppur per un attimo, della propria avvenenza.
Decise dunque di consultare, come una habanera  qualsiasi, un vecchio babalawo che viveva in due minuscole stanze in Calle Infanta , niente a che vedere con il salone coloniale, ricco di delicate pitture murali e di arredi scuri. l muri erano sbrecciati ed umidi, la presenza del sole  inesistente, i mobili poveri, le poltrone logore ma sull’altare dedicato agli orishas era un trionfo di fiori multicolori, come se la ricchezza della natura avesse voluto imporsi sui beni materiali.
 
Sono qui per una consulta - disse Ochun e gli parlò del suo improvviso desiderio di normalità.
 Lui la invitò a sedersi ed iniziò il rituale. Prese il tablero de Ifà e, gettando  i gusci del cocco,  iniziò la divinazione. 
Ci pensò subito il piccolo Eleggua a chiarire le idee alla Bella tra le belle:

“Tú y yo unidos”
non significa certo
“tú y yo casados”.

Torna ad amare senza legami - le consigliò il babalawo - non tradire la tua natura.
Sei la dea della libertà, non potresti mai chiuderti tra quattro mura in attesa che Changò torni. Perchè nemmeno lui, ricordalo, ti sarebbe a lungo fedele. Che senso avrebbe dunque rovinarvi insieme la vita?

Ochun uscì risollevata. In fondo le pesava l’idea di una nuova esistenza scandita da ritmi regolari, monotona, opprimente, ogni giorno uguale a se stessa.
 In strada ballavano una rumba sfrenata.
Entrò nel gruppo e, roteando il bacino, si mise a danzare fino a quando anche la luna non si stancò di brillare.



sabato 14 giugno 2014

SANTERA DI POMPEI PALLIDA COME LA LUNA




Santera di Pompei n.2 
© Maria Giulia Alemanno. 
Olio su tela
cm 50 x 40
2005


 É pallida come la luna,

più vicina alla Villa dei Misteri 

che ad una “casa templo” di l’Avana,

la mia Santera di Pompei.

Ma la barca collega i due mondi

e la spirale li assorbe ed amalgama

in un vortice d’infinito.