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mercoledì 4 maggio 2022

Al MUA, MUSEO DE LA UNIVERSIDAD DE ALICANTE arriva dall'Italia EL ABRAZO - LA EXCEPCIÓN DE UN GESTO, una splendida mostra a cura di Paola Travaglio

 


EL ABRAZO

LA EXCEPCIÓN DE UN GESTO 

a cura di Paola Travaglio

MUA. MUSEO DELL’ UNIVERSITÀ DI ALICANTE

SALA CUB

Carretera de Sant Vicent del Raspeig

ALICANTE
Spagna

4 – 22 maggio 2022

Inaugurazione: mercoledì 4 maggio , ore 19.00

In catalogo testi di Paola Travaglio e Massimo Olivetti

orari:
da lunedì a venerdì: dalle 9.00 alle 20.00
sabato e domenica: dalle 10.00 alle 14.00
Ingresso libero


INFO:

Museo de la Universitad d’Alacant, MUA
Museo de la Universidad de Alicante
mua@ua.es
www.mua.ua.es
Tel. + 34  965 909 387/ Fax +34 965  903 464
Per visite guidate e laboratori didattici:
Tel. +34 965 909 517
didactica.mua@ua.es

Il MUA. Museo dell’Università di Alicante. Immagine tratta dal sito BLOGTURISTICO.COM (tutti i diritti riservati)


 
 Lo scorso anno, quando la pandemia ci ha  costretti a vivere in un tempo sospeso, la storica dell’arte e curatrice Paola Travaglio, ha sentito l’urgenza di unire un gruppo di artisti internazionali in un abbraccio ideale. Lo ha fatto allestendo in estate, negli spazi intimi della ex Chiesa dei Battuti di Bossolasco, L’ABBRACCIO. L’ECCEZIONE DI UN GESTO, una mostra che, ha da subito rivelato una forza ed un sentimento capaci di portarla lontano. Dal cuore delle Langhe approda ora, col titolo EL ABRAZO. LA EXCEPIÓN DE UN GESTO nella prestigiosa sede del MUA. Museo dell’Università di Alicante, a conferma che il linguaggio dell’Arte non conosce confini. Nella grande sala Cub  rimarranno esposte dal 4 al 22 maggio 2022 le opere di quaranta artisti provenienti da Italia, Spagna, Germania,  Regno Unito, Repubblica Ceca, Mozambico, Cuba e Stati Uniti:

Nicola Abbruzzese, Maria Giulia Alemanno, Ines Daniela Bertolino, René Breila,
Raffaella Brusaglino, Cornelio Cerato, Eleonora Collini, Germana Eucalipto,
Fabrizio Garelli, Cinzia Ghigliano, Franco Giletta, José González Jogo,
Francisco Gordillo, Hermelando B M, Jotaká (Juan Carlos Viñas Ballesteros),
Marco Laganà, 
Vito Langa, Julio Larramendi, Arianna Lion, Fabio Mancari,
Pietro Marchese, Elisa Marengo, Marie, Nestor Martí,
Victor Mora, Nia B R, Saúl Ortega Castelló, Brenno Pesci,
Antonio Presti, Prismadanza, Purpleryta (Rita Barbero), Alexis Rodr
íguez,
Roberto Santana Duque Estrada, Stefano Scarafia, Quique Sena, Rafael Suau,
Tambu (Valentino Tamburini); Daniele Testa, Casia Vengoechea, Pablo Yarza


Anche in questa occasione le parole della poetessa Alda Merini sono il filo che lega le opere esposte:“Ci si abbraccia per ritrovarsi interi”. Una frase essenziale e potente, contro ogni separazione e ogni solitudine.   Gli artisti ne danno la loro personale  interpretazione utilizzando pittura,  scultura,  disegno,  fotografia,  installazioni, documentari e video performances. Tecniche, materiali, stili e culture si intrecciano così in un abbraccio globale ed invitano ad una riflessione sul momento storico che stiamo vivendo, in cui anche un gesto naturale e spontaneo come un semplice abbraccio è diventato un’eccezione.  Ma è proprio in tempi complessi che l’Arte può dar vita ed energia a legami e movimenti che esorcizzano la separazione, offrendo al contempo la speranza di  un nuovo rinascimento.

L’esposizione vuole anche essere un omaggio all’architetto cubano Daniel Taboada, 91 anni di straordinaria vitalità,  a cui, il 16 maggio l’Università di Alicante conferirà  la laurea magistrale honoris causa per il ruolo fondamentale che ha avuto nel recupero e nella riqualificazione degli edifici storici  dell’Avana.  La cerimonia, prevista per il 2021, era stata sospesa a causa della pandemia. A maggior ragione avrà un alto valore simbolico il recupero di questo abbraccio interrotto da un evento imprevedibile e paralizzante. Effetuerà la laudatio  l’architetto Antonio Jiménez, professore presso la stessa università, che a Taboada è legato da profonda stima ed affetto. Con lui ha collaborato per venticinque anni, dedicandosi  in particolare a studi e rilievi nei quartieri di La Habana Vieja. Carico di emozioni e di ricordi, il loro sarà un abbraccio intenso e speciale.


sabato 2 gennaio 2016

ALMAS DE MIS TALLERES: MARIA GIULIA ALEMANNO torna a LA HABANA VIEJA con una mostra fotografica


Ragazza in Calle Mercaderes davanti a Yemaya e Ochun
Gennaio 2010


ALMAS DE MIS TALLERES

Una mostra fotografica di 


MARIA GIULIA ALEMANNO



8 - 24  gennaio 2016


MUSEO CASA DE ÁFRICA
de la Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana


Obrapia No. 157 e/ San Ignacio y Mercaderes 

LA  HABANA VIEJA


Cuba

inaugurazione martedì 5 gennaio, ore 11.00

orari:
da martedì a sabato 9.00 - 17.00
domenica 9.00 - 13.00 

A cura di:
Museo Casa de África
 
Associazione Culturale onlus Elegguà, Torino
in collaborazione con: 

 Federico Brandazzi - Foto 1ne, Crescentino (Vercelli)

Info:

Casa de África:  +537  861 5798
africa@cultural.ohch.cu
Associazione Culturale onlus Elegguà: +39 347 6793929





Uomo con Eleggua - gennaio 2010


Maria Giulia Alemanno, l’artista italiana che ha saputo  interpretare e diffondere lo spirito della Santería, la religione sincretica di origine africana presente in area caraibica, torna ad esporre al Museo Casa de África di La Habana Vieja  in occasione del XX Taller de Antropología Afroamericana organizzato dallo stesso museo che quest'anno festeggia il trentennale della sua fondazione . Un evento di importanza internazionale che, in concomitanza con la nona edizione del Festival de Oralidad Afropalabra, riunisce nella capitale cubana ricercatori, artisti, narratori orali provenienti da ogni parte del mondo per un fitto programma di iniziative disseminate nei luoghi più suggestivi della città. 

Abbandonate per una volta le tele e i pennelli, Maria Giulia Alemanno in ALMAS DE MIS TALLERES  ripropone attraverso la fotografia l’atmosfera e l’intento dei vari convegni a cui ha partecipato, non già  austeri seminari per addetti ai lavori ma emozionanti proiezioni verso l’esterno e verso la gente che, con straordinaria creatività, diventa  a sua volta protagonista.  
                                       
Si tratta di un mosaico di 90 ritratti saturi delle luci dei tropici, istantanee di figure che l’artista ha incontrato in vari anni  lungo le strade di La Habana Vieja durante la festa del Cabildo, quando ad ogni 6 gennaio, si torna a rievocare l’effimera libertà concessa un tempo agli schiavi di origine africana nel Día de Reyes. Elegguá, il dio bambino vestito di rosso e di nero che apre e chiude  le porte del destino, si accompagna alle altre divinità dell’olimpo Yoruba: Yemayá, in bianco e azzurro, Ochún in giallo oro, Oggún, nei toni del verde, Changó, rosso e bianco, Oyá Yansá cangiante di mille colori. Ma ci sono anche personaggi nei costumi patchwork dei diablitos Abakua, figuranti nei panni di dame spagnole e sacerdoti, ragazzi vestiti da campesinos, variopinti artisti di strada ammiccanti dall’alto dei trampoli. E al centro di tutti Adelaida, la storica reina, figura notissima a L’Avana, signora indiscussa della festa, fiera e misteriosa, carica di collane santere. Di ognuno di loro Maria Giulia Alemanno coglie soprattutto l’intensità dello sguardo, quasi a voler sfogliare un album di ritratti interiori, ritratti di anime appunto, ottenuti senza alcun compiacimento estetico nè filtri, nè  programmi di fotoritocco. L’anima deve svelarsi così com’è,  nella sua nuda essenza.

La sequenza è scandita dai volti di figure che hanno avuto un ruolo fondamentale nella straordinaria avventura dell’artista italiana a Cuba, dove dal 2004 ad oggi  ha esposto in undici mostre personali, tra cui "Mis Orishas" al Museo Alejando de Humbold e "Yemayá y sus siete caminos" alla Casa Museo de la Obra Pía di L’Avana.  Ricordiamo in particolare, insieme al pittore Antonio Canet,  Alberto Granado Duque, il direttore del Museo Casa de África che ha fin da subito creduto al valore interculturale della ricerca di Maria Giulia Alemanno, Lázara Rodríguez Alemán, giornalista battagliera, Rafael Suao Lazu, animatore del Taller de Papel Artesanal,  Francisco Gordillo, visionario pittore di Santería, Mirta Portillo Barnet, narratrice di storie fantastiche, il critico d’arte Massimo Olivetti che l’ha sempre seguita ed incoraggiata, Gian Luigi ed Alessandro Nicola, i restauratori italiani che hanno montato le grandi tele di Yemayá alla Obra Pía, lo scenografo Gino Pellegrini con cui nel 2010 ha realizzato la performance "Entre tierra y cielo. Canto pictórico a los Orishas" nella cornice coloniale della Plaza Vieja. 
ALMAS DE MIS TALLERES, visitabile dall' 5 al 24 gennaio 2016, è dedicata ad Alberto Granado, il miglior amico di Ernesto Che Guevara, che continua a vivere nel cuore di Maria Giulia Alemanno come un padre amato ed un prezioso modello di ideali e di vita.